In Gara

Cabaret degli animali

Factory TAC

regia Francesco Dendi

anno 2023

attori Francesco Dendi e Valeria Caliandro

scheda artistica

Il 17 agosto 1945 vedeva la luce la prima stampa di un libro fortunatissimo: La Fattoria degli Animali di George Orwell.
Una novella allegorica o più correttamente una fiaba - infatti il titolo originale dell'opera era Animal Farm: a Fairy Story - che riflette su gli eventi che portarono alla Rivoluzione russa e successivamente all'era staliniana dell'Unione Sovietica.
George Orwell compose il manoscritto tra il 1943 e il 1944, in seguito alle sue esperienze durante la Guerra civile spagnola, dove maturò una posizione critica nei confronti dei partiti comunisti che erano saliti al potere in Spagna e in Russia. Attraverso il fallimento degli animali nel romanzo, Orwell ci racconta il fallimento di una rivoluzione che ha finito per tradire i propri ideali. È un racconto universale, tanto che non c’è un tempo definito all’interno del romanzo, per quanto sia intuibile una contemporaneità rispetto alla stesura. Ad essere definito è invece lo spazio, ben delimitato dai confini della fattoria, che proteggono e rinchiudono allo stesso tempo: oltre ci sono gli uomini, uomini come il fattore Jones, che con grande fatica gli animali sono riusciti a scacciare; all’interno, però, ci sono i maiali, che, terminata l’euforia della rivoluzione, finiscono presto con l’assomigliare sempre di più all’uomo.
E con questa premessa che il sipario (metaforico) si apre. E cosa si trova lo spettatore davanti agli occhi?
Uno spazio prove.
Una scenografia abbozzata.
Tecnici che si muovono sul palco.
Due performer che cercano di trovare una soluzione.
Una storia.
Un tentativo di messa in scena, di rappresentazione di un qualcosa che non riesco a trovare una forma e tutto ciò sfocia in un Cabaret votato al fallimento.
Tutta l’azione scenica gira intorno alla storia di Orwell La Fattoria degli Animali, senza mai riuscire ad afferrarla. Gravitare intorno alla Fattoria e cercare un collegamento con la Storia (con la S maiuscola) e la nostra storia, per poi rendersi conto che siamo tutti un po’ animali.
Tra proclami, canzoni, video e gag un intreccio che tiene lo spettatore appeso ad un filo, quel filo chiamato Rivoluzione.

Note di regia
La scelta di lavorare sul romanzo la Fattoria degli animali parte da una duplice riflessione.
La prima nasce dal tema trattato nel libro: il potere. Un tema che nonostante gli 80 anni che ci separano dalla stesura del libro risulta di un’attualità disarmante.
La seconda dalla scelta dell’autore di utilizzare gli animali (vedi Esopo) come protagonisti di una storia che in realtà parla di uomini.
Se il primo aspetto ci ha permesso di creare un collegamento con la contemporaneità, il secondo aspetto ci ha permesso di entrare in rapporto dialettico con la narrazione.
L’elemento animale, cosi difficilmente rappresentabile attraverso una messa in scena, ha inevitabilmente distanziato la storia da noi ed in questo spazio incolmabile abbiamo potuto innestare il gioco del teatro.

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