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IL CONVEGNO - AZIONE TEATRALE SULLE PERIFERIE

punta corsara
Vincitore In-Box 2013

Di Emanuele Valenti, con Mirko Calemme, Giuseppina Cervizzi, Christian Giroso, Vincenzo Nemolato, Valeria Pollice, Antonio Stornaiuolo, Giovanni Vastarella

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Lo spettacolo

Come si monta un convegno – istruzioni per l'uso
Marina Dammacco

Da autori, ci siamo contraffatti. Siamo la copia di un convegno e la versione originale delle periferie. La realtà è troppo lampante per essere presa in considerazione, per esser semplicemente guardata con attenzione, nella sua essenza. Abbiamo intuito in questo, il ruolo beffardo della comunicazione e del mercato: ogni cosa deve essere prima copiata, riprodotta in modo riproducibile, filtrata da una contraffazione e riconsegnata al destinatario in una forma che si possa misurare, spedire per posta, vincere, trovare per caso o per scelta. Insomma alla fine a nessuno importa che sia vera o falsa, l’importante è che sia al posto giusto, nella forma prevista, in grande quantità e magari pure a poco prezzo.

A volte si parla delle periferie come di un mobile Ikea. Con le istruzioni alla mano, siamo tutti più o meno capaci di montare e smontare quest’area pre-fabbricata delle nostre grandi città, tutti siamo in grado, quando ci serve, di trovare una periferia di nostro gradimento intonata al salotto di casa.
Ci siamo accorti infatti, parlando durante incontri e conferenze, quasi sempre voluti e pensati in assoluta onestà intellettuale, che noi stessi ci stavamo trasformando in idee pre-fabbricate e già presenti nelle menti degli spettatori, nelle loro domande e a volte nelle nostre stesse risposte.
Il fatto di essere una compagnia di giovani di Scampia, il quartiere della camorra, in un paese al collasso e incapace di sostenere la cultura, a Napoli, città della tradizione teatrale per eccellenza, con un nostro teatro chiuso per lavori di ristrutturazione fatti male e sempre da finire, parlanti l’immortale lingua napoletana, portatori di un gene tragicomico, lo assicuriamo, è un curriculum micidiale!
L’unica via d’uscita possibile era il finto d’autore, appunto il contraffarci nella copia dell’originale di noi stessi. E in questa ri-produzione di identità pre-costituite e apparentemente autoreferenziali, abbiamo trovato una libertà enorme e una verità profonda, paradossalmente una voce autoriale.
Sembra complicato ma è tutto scritto nelle istruzioni.
Il nostro prodotto si chiama Il Convegno; la confezione comprende un tavolo di minimo sei metri, sei sedie, un lenzuolo, uno scannetto, un microfono, un telefonino. In questa prima versione (ma ce ne saranno magari nuove, aggiornate) ci sono un/a ragazzo/a difficile di periferia, un assessore, un moderatore, un sociologo, un urbanista, un operatore sociale, un generico rappresentante del personale tecnico. È comodo, economico, dura poco e si può fare ovunque. È uguale a tutti i convegni sulle periferie a cui di solito si partecipa, bisogna solo trovare un buon posto per ascoltare meglio i relatori.
Ha solo una caratteristica: è fatto per rompersi, ogni volta, definitivamente. È fatto per andare a finire male. Gli autori, cioè noi, l’hanno costruito mettendo insieme proprio tutte quelle cose (figure, situazioni) che nella realtà veramente non funzionano, avendolo sperimentato direttamente e nel quotidiano: teorie senza senso, astrazioni intellettuali e stereotipi, progetti educativi costruiti a tavolino, giustizia fai da te, follie urbanistiche, demagogie dei potenti e dei poveri cristi, ignoranza e finta cultura, violenza. Il convegno che vi offriamo è un prodotto nato già con il suo bel difetto di produzione, con una drammaturgia volutamente autodistruttiva perché invece di fornire una risposta alla domanda cos'è la periferia?, o come si vive in periferia?, sposta l’attenzione sulla domanda, ovvero sul perché si fa (ci fanno) sempre questa domanda, e su quei meccanismi distorti che ci sono dietro il bisogno di sapere quanto sia frutto della finzione e quanto invece non lo sia. Forse si tratta del bisogno di dare una definizione rassicurante e matematica a una realtà complessa che sfugge a qualsiasi interesse e cerca piuttosto di parlare dell’umanità e della disumanità di tutto questo.
In ogni caso, vale la pena comprarlo questo convegno, perché gli autori hanno inserito parecchi colpi di scena e qualche tocco di poesia. In conclusione, e su richiesta, fa anche ridere, in tutte le lingue. pubblicato in
Teatro Akropolis
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Akropolis Libri Le Mani, 2012