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PPP TI PRESENTO L'ALBANIA

MARTINI

regia Klaus Martini

anno 2021

attori Klaus Martini

scheda artistica
Questo progetto germoglia nel 2019 quando feci esperienza di un ruolo, in un riadattamento de “Il sogno di una cosa” di Pier Paolo Pasolini, cardine per lo sviluppo di questo progetto. Il personaggio in questione era Nini nello spettacolo “Nini e Cecilia”, con la regia di Massimo Somaglino. Sorprendentemente, le pagine del romanzo di PPP mi catapultavano nei racconti dei miei genitori rispetto alla loro migrazione dall’Albania all’Italia. Così come “la meglio gioventù” in “Il sogno di una cosa” si lanciava nell’ignoto con un semplice bagaglio di sogni e paure, così rivedevo i miei genitori lasciare una terra allo sbaraglio per un avvenire migliore ma incerto. I giovani scappavano dalle campagne misere del dopoguerra, i miei genitori da quelle logorate da cinquant’anni di regime ma in entrambi riconoscevo la stessa necessità di sognare, ribadita con forza di fronte alle avversità. Come Pasolini per Casarsa anch’io ho conosciuto l’Albania durante i mesi estivi oppure per i motivi di ritrovo collettivi: funerali e matrimoni, presenti anch’essi nel romanzo. L’uno proprio al termine della vicenda con la morte di Eligio, l’altro rivisto nelle festose sagre di cui ama parlare lo scrittore. Fiorisce così la necessità di scrivere un monologo composto di storie autobiografiche, estratti da scritti di Pasolini e rielaborazioni autoriali. Il protagonista del racconto si chiama Ilir. È un figlio di migranti sospeso tra due terre in un equilibrio sofferto tra due poli opposti e distanti, fisicamente e culturalmente. P.P.P. TI PRESENTO L’ALBANIA è un viaggio tra ricordi, appartenenza e identità. Radici che affondano nei racconti di un mare gonfio di sogni, culla di persone che vanno e ritornano. Si diramano tempi e luoghi lontani tra loro ma saldamente intrecciati al suono di una sola domanda: io chi sono? Con questo interrogativo alla base, mira a sviscerare le sfaccettature di questa domanda universale, attraversando i concetti di identità nazionale e generazionale. L’azione si sviluppa attraverso tre vettori fondamentali: - “L’Adriatico” il principio di tutto per i genitori del protagonista, la fuga e la speranza. Per Ilir è la terra di nessuno nella quale si sente eternamente in bilico tra Italia e Albania, come un funambolo sospeso nel vuoto. - “Il matrimonio” il momento in cui la famiglia è nel massimo del suo senso di unione. Dalle sagre di Pasolini ai matrimoni albanesi lunghi almeno una settimana. Sono l’occasione di ritrovo felice che caratterizzano l’infanzia del protagonista e nei quali ha modo di conoscere lontani parenti e riscoprire tradizioni e usanze del proprio paese. -”Il funerale” altro grande rito collettivo. Anche questo segna l’infanzia di Ilir e funge da contraltare agli affollati e festosi matrimoni. Nitida l’immagine delle cantate tradizionali intonate dai cantori. Lo sconvolgono le ritualità catartiche legate all’urlo e alla liberazione dalla sofferenza, motivo di lunghe riflessioni durante tutta la sua esistenza.

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