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Don Giovanni o l'amore insopportabile

Ivano Bruner

regia Ivano Bruner

anno 2021

attori Ivano Bruner, Caterina Girasole, Giovanna Landolfi, Luigi Palmisano

scheda artistica
Il testo è inedito e si divide in due atti. La struttura drammaturgica di questa scrittura prevede quattro attori che daranno vita a sei personaggi e un manichino. La lingua predominante è il dialetto napoletano, controbilanciata dall’uso dell’italiano e del francese, in base ai personaggi e alle circostanze (Don Giovanni parla l’italiano, Elvira il francese, mentre Aniello e Giovanna prediligono il dialetto). I toni non temono di emergere per contrasto. La scelta stilistica riguardo il movimento è il naturalismo. I costumi rispecchiano la moda dei nostri tempi. La musica è una componente di grande rilevanza e spazia principalmente nel repertorio mozartiano. Si sposta poi su frequenze più ambientali, tessendo così una trama sonora parallela allo svolgersi dell’intreccio. Attraverso l’elemento scenico di una finestra la relazione tra un dentro e un fuori genera un conflitto costante, come se la parte più intima dei personaggi e delle loro azioni debba inevitabilmente confrontarsi con un mondo esterno, spesso invadente. La scena si svolge a Napoli, in un appartamento fatiscente. Pochi elementi compongono la scenografia nella sua essenzialità: una porta, un frigorifero, un tavolo e due sedie, un fornello elettrico, un lavandino, una finestra. Sono oggetti singoli, composti principalmente da materie povere quali il cartone, il legno e il ferro. Questo realismo ricreato traduce lo stato di precarietà dei personaggi che abitano l’opera. La terza scena del primo atto si svolge in un parco, per questa scena può bastare il proscenio. Oltre ai personaggi più o meno convenzionali del "Don Giovanni", tradotti in una chiave al passo con la frenesia dei nostri tempi, vi è la presenza di un personaggio-oggetto. Si tratta di un Astice (un modello di gomma), attorno il quale sembra riassumersi lo svolgersi dell’intero dramma. Il primo atto dello spettacolo s’intitola “Muta”, facendo riferimento proprio al crostaceo. L’astice sintetizza l’agire di Don Giovanni: la muta è l’atto naturale in cui l’animale si libera del proprio carapace, per rinnovarlo e rinnovarsi. Ed è esattamente quello che Don Giovanni fa con le donne. Il carapace di Don Giovanni sono le donne. Quando è lontano da queste trae piacere dalla pittura, ma non è un artista: una volta riempita la tela — esclusivamente di immagini astratte — la ricopre di bianco per poi ritrovare una nuova ispirazione, un’onda di colori. Fondamentale, poi, è la figura di Aniello, compagno più che servo di Don Giovanni, a cui sono affidate le mansioni casalinghe e la gestione dei compiti d’ordinaria amministrazione. È su questo personaggio che il testo si sofferma, rivelando l’altra faccia dell’egoismo libertino. Aniello è innamorato di Giovanni, ma è un amore insopportabile. Nulla a che vedere col romanticismo. Il suo amore è una cruda e violenta rassegnazione che lo intrappola nel filo spinato di una convivenza nomade.

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