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ALE CHE BALLA SUI TETTI

MANOVALANZA

regia Adriana Follieri

anno 2021

attori Dolores Gianoli

scheda artistica
ALE CHE BALLA SUI TETTI un progetto a cura di Manovalanza "È sempre una questione di corpo. Maschio. Femmina. Bianco. Nero. Vecchio. Adulto. Ragazzo. Bambino. È sempre una questione di corpo. In piedi. Seduto. In ginocchio. Corpo coperto, corpo nudo, corpo esposto. È sempre una questione di corpo. Stai al tuo posto, corpo! Non uscire, non essere, non dire! Discrimine discriminante discriminato, il corpo mio se ne sta piccolissimo, nascosto come se fosse una colpa. È sempre una questione di corpo, alzare il braccio, il dito, la mano, a fare una domanda, sollevarsi a protestare, affermare di essere presenti. È sempre una questione di corpo il guardare e l'essere visti. Essere colpiti, annientati, cancellati, è sempre una questione di corpo. Ale lo sa, per questo si nasconde e sorride forte, non vista. È sempre una questione di corpo. Anche la musica. E allora sale, su, fino all'ultimo piano, dove è tutto e non è niente, Ale. Ale è corpo che balla sui tetti. " Ale che balla sui tetti è una dedica delicatissima a Rosa Parks, all’attivista e alla donna, alla forza elegante e sottile di un corpo-mente con le idee chiare, alle donne invincibili di questo nostro tempo gretto. Una lacrima fa simbolicamente da cornice all’intimo racconto, dolente eppure non privo di splendore. Quanti secondi ci mette una lacrima a staccarsi e a cadere? In quel tempo sospeso si svela il mondo interiore di una donna come tante: lavoratrice e innamorata, pensante e sola, piena di dubbi, donna la cui intera vita passa nel processo di lenta e inesorabile cristallizzazione di quella lacrima. Racchiusa in un solitario nido che è regno domestico e al tempo stesso eterna fabbrica di un fare che è cucire, tessere, ricamare, la protagonista si affaccia a spiare il mondo grazie alle parole della radio sua unica compagna, e grazie a una piccola finestrella, spiraglio che le svela i tanti volti dell’assenza e del bisogno, di un mondo bellissimo e invadente che a sua volta si sporge a guardarla nelle parole e nei gesti, e che sa tornare a lei, come un vomito, in sogno. La lacrima scandisce il tempo e non si disfa. È come lei, tutta intera, donna come una lacrima sospesa che riflette solo ciò che la guarda: una finestrella, spiraglio grazie a cui immaginare un oltre, un fuori, un sopra le cose, un tetto su cui salire per fare l’unica rivoluzione possibile. “Di guerrieri indifesi / ha bisogno il mondo / di sacra ira / di occhi spalancati”

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