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Una ragionevole felicità. Ritratti di Leandro e Famiglia

Silvia Frasson

regia Silvia Frasson

anno 2021

attori Silvia Frasson

scheda artistica
Quando dalla metà degli anni '70 un fiume di eroina tracimò da chissà dove in ogni angolo d'Italia portandosi via ragazzi e ragazze, a migliaia, lo Stato aveva altro a cui pensare .Non fu disattenzione, cecità politica soltanto, fu un accantonamento, una rimozione largamente condivisa dalla "gente comune". Il tossico è qualcuno che se l'è cercata, che ha creduto di poter nuotare in quel fiume e c'è rimasto intrappolato. E insieme a lui, padri, madri, fratelli e sorelle, amici, tutti traditi, tutti disperati. Tutti intrappolati. Che se la vedano tra di loro, che se la cavino da soli, non si può fermare chi non ha altra ragione di vita che distruggere la vita sua e degli altri. Allora chi si occupa di questi ragazzi, chi dà loro una possibilità, chi ha un progetto di salvezza per loro, chi più semplicemente li accoglie, o anche solo li ascolta? "Una ragionevole felicità" è la storia di un prete, Don Leandro Rossi, della sua intelligenza fervida e illuminata, della sua scelta per gli ultimi, del suo conflitto con la paludata chiesa ufficiale che lo allontana e lo ripudia. "Una ragionevole felicità" sono le parole e le storie di chi lo conobbe bene, di chi lo scelse come mentore, amico, compagno di strada, di chi soprattutto da lui si fece scegliere. E' un racconto di accoglienza ma anche una testimonianza di come si possa sempre cambiare strada nella vita, sempre. Basta che qualcuno creda in te, basta che qualcuno ti apra una porta. "Ho fatto un sacco di casini nella vita, ma alla fine, sono stato amato”. Il racconto va oltre quel tempo e quelle storie (un omosessuale, un ergastolano, un prete operaio, un'operatrice sanitaria) e ci accompagna a scoperchiare quelle domande e quelle problematiche che esistono e feriscono e dividono tuttora: certe posizioni della Chiesa, certe discriminazioni incomprensibili, certe scelte che pare vadano nella direzione opposta a quella che un pensiero accogliente e integrante come quello del Vangelo dovrebbe prendere. “Ogni epoca ha i suoi ultimi e noi dobbiamo andarli a cercare, dovunque siano: nelle strade, in mezzo al mare. Un prete deve camminare dove cammina il vivere, questo dice il Vangelo”. E chi fa una scelta così, indietro non può tornare. Ché dalla vita indietro non si torna.

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