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Il Sogno di Morfeo

Teatro In Fabula

regia Antonio Piccolo

anno 2021

attori Mario Autore, Antonia Cerullo, Melissa Di Genova, Antonio Piccolo, Emilio Vacca

scheda artistica
SINOSSI All’Eremo dei Sogni il dio Morfeo, sua sorella Notturno e l’assistente Artemidoro di Daldi sono alle solite prese con l’invio dei sogni ai mortali. Una procedura particolare, che mescola la loro fantasia divina con le immagini e le percezioni immagazzinate dagli stessi sognatori in stato di veglia, nella loro vita cognitiva. Ecco il primo problema: ormai non si possono creare altro che incubi, e dei più grigi e mediocri, perché l’attuale vita cognitiva degli uomini altro non permette. Il dio Morfeo, asso dell’immaginazione, non ne può più: l’immaginario degli umani si è inaridito a tal punto che i sogni che si creano sono dei più noiosi e terribili. Anche se una sognatrice che ancora dà soddisfazione c’è: si chiama Alice e non solo fa dei bellissimi sogni, ma è capace di controllarli e divertirsi ad inventare, anche mentre li fa. Il suo ultimo sogno però sta durando più del dovuto, sembra non finire mai... Dopo una ricerca, Morfeo, Notturno e Artemidoro scoprono la verità: Alice non sta dormendo. Alice è in coma! Si mettono in testa di provare a svegliarla e salvarla. Ma le loro forze da sole non bastano. Si recano a Bubastis, nell’antico Egitto, nell’antro di Bastet, Dea del Sonno: una strana creatura, enorme, metà gatta e metà umana, che parla un linguaggio criptico da indovina. È solo la prima tappa del loro viaggio nel tempo, nello spazio e nel sogno, per salvare gli uomini e ricordare loro di sognare, e di comunicare con i propri sogni. NOTE DI REGIA Sappiamo quasi tutto dei sogni ma, nella vita di tutti i giorni, trascuriamo di riflettere su una verità: trascorriamo almeno un quarto dell’esistenza sognando, con le stesse percezioni della veglia, forgiando una parte fondamentale della nostra identità. Qui, dunque, si ribalta una regola spesso applicata in teatro: non è la “vita vera” a stare in scena, ma la vita interiore. Abbiamo in scena l’Eremo dei Sogni e, dunque, il mondo del sonno; fuori scena, il mondo della veglia. È “la vita ad occhi chiusi” ad esser protagonista: un luogo che “pare un circo, una navicella spaziale, lo studio di un alchimista e la cucina di uno chef”, nonostante sia capitanato da Morfeo, un dio dell’antichità. Ma il mito qui rinasce dialogando col Presente. Gli dei-clown armeggiano con macchine bizzarre e dialoghi acrobatici, col fine ultimo di ritrovare senso nell’Oggi. Non ci sono steccati di genere e non ci sono delimitazioni ferree nella scelta del pubblico a cui ci si rivolge: c’è la commedia, la tragedia, il realismo, la fantascienza, il paradoss, addirittura accenni di musical; e c’è una storia che, partendo da invenzioni fantasiose, arriva ad Alice, personaggio a cavallo tra la fiaba e il contemporaneo. È il Vivere stesso a farsi protagonista dello spettacolo, tanto nella sua gioia quanto nel suo male: un dilemma che riguarda tutti, i giovani come gli anziani, e non può avere recinti linguistici. Nessuno, del resto, ha mai preteso dai sogni di stare stretti in contorni troppo netti.

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