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Pornodramma (eutanasia d'amore)

Teatro dell'Applauso

regia Serena Mazzone/Sandro Garzella

anno 2019

attori Serena Mazzone

scheda artistica
Un colpo di fulmine violento e passionale sfocia, in poco tempo, in un matrimonio dove, più che l’unione e la comunicazione autentica, prevale la necessità di dare sfogo alla più ardita sessualità all’interno di un disperato vitalismo che cancelli il senso di solitudine e il vuoto interiore. Sostenuta dai perentori richiami pubblicitari e consumistici, dentro una sorta di autismo emozionale, la protagonista vive in balia di parole e formule apprese che interiorizza in forma acritica, facendosi così una sorta di automa del nostro tempo. Una volta dato sfogo al rapporto fisico il matrimonio genera noia, odio, rancore reciproco, senso di estraneità, e si evolve alla ricerca di perversioni sempre più profonde che, nell’unione fisica, sanciscono la definitiva perdita di orientamento nel mondo, nella coppia e in se stessi; il finale non può che essere la morte. Solo che qui è la donna ad avere la meglio, elevandosi verso una dimensione mitica: come una delle Parche potrà recidere la vita, e lo farà attraverso il “piacere”. La storia precipiterà gradualmente verso un punto di non ritorno evolvendo in un epilogo grottesco. L’omicidio, forse virtuale, è l’atto finale che celebra, nel bisogno crescente e famelico di una pornografia onirica, un circuito del piacere impazzito. In questa tragica ansietà il monologo sviluppa una comicità straniata, un lirismo surreale: quello che deriva dalla consapevolezza di essere “merce”, esposta in un discount di beni di consumo. Uomini e donne, stereotipi di una sessualità sempre più frigida e sola, in cui l’altro è invisibile, un erotismo in cui non avviene più alcuna trasformazione, nessuna interazione. Pornodramma nasce da due “luoghi” apparentemente dissimili: il primo, il romanzo di Tolstoj La Sonata a Kreutzer (1889), testo intenso, ricco di suggestioni sempre attuali; il secondo, un negozio di abbigliamento per giovanissime: musica ad alto volume, vestiti stipati in ogni dove, enormi cartelloni pubblicitari alle pareti, ragazzine che si affannano a indossare questo o quello, tentando di imitare movenze del mondo della pubblicità. Ho associato istintivamente il romanzo con quel contesto di passioni effimere, da cui, più che il soddisfacimento di un desiderio, prende le mosse il bisogno interiore di un nuovo desiderio, in una spirale infinita. È nato così un testo organizzato in “quadri” autonomi che evidenziano le discrasie, le cesure, la frammentarietà delle nostre esperienze sensoriali, il tutto in direzione di una espressività intima, visionaria e poetica, in cui l’interpretazione tende al grottesco.

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