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HOT - Chiamate in attesa

Talia's Machine

regia Clio Saccà

anno 2019

attori Marta Chiara Amabile, Riccardo Dal Toso, Rossella Fava, Viola Lucio, Giulia Mancini, Miriam Podgornik

scheda artistica
“Hot- chiamate in attesa” nasce in una serata milanese del 2017 da cinque attrici neo- diplomate alla scuola di teatro Paolo Grassi che si interrogavano sul loro futuro. A veicolare le urgenze di allora c’era la ricerca di un teatro che fotografasse il nostro presente e che lo sapesse interrogare. "Di cosa vogliamo parlare? Cosa ci accomuna?" Ogni risposta sembrava ricondurci sempre ad un’unica parola: CRISI. L’argomento di questa crisi era il lavoro, e da lì si è fatta avanti una storia, realmente vissuta da una di noi, ambientata in un centralino erotico, un luogo che raccoglie in modo radicale le nostre domande. La nostra ricerca è proseguita poi con interviste ed incontri con operatrici telefoniche e camgirl, e alternando momenti di scrittura a tavolino a momenti di drammaturgia attiva in collaborazione con gli attori sono nati sei personaggi. Marcella, trentenne laureata in architettura, disoccupata, eterna stagista in attesa di un contratto, ha cominciato da poco l’ennesimo lavoretto momentaneo: la centralinista erotica. E’ nell’azienda Hotline, nella periferia della sua città, che conosce Valery, Angelica, Penelope, Chicca e Fifì, donne borderline che in quel lavoro hanno trovato rifugio da un mondo che le ha rifiutate. Solo dopo pochi mesi però, viene annunciato il fallimento dell’azienda e il licenziamento di tutte le dipendenti di lì a un anno. Marcella propone allora alla “boss” di Hotline un piano per incrementare i bilanci riconfigurando il profilo dell’azienda: lavoro di squadra, formazione del personale, premi di produzione, ampliamento delle abilità e dell’offerta, la macchina dell’ intrattenimento avanza inesorabile nei mercati del sesso. Tutto funzionerà, per un po’, ma come ogni storia di successo e potere, non per sempre. Come uno sciame d'api, le attrici trasformano di volta in volta lo spazio, alla ricerca della configurazione più adatta ai loro giochi e al servizio di una coreografia scenica improntata, a volte parodiandoli, a volte assecondandoli, sui ritmi iperefficenti e nevroticamente instabili del mondo nel quale viviamo. A scene corali si alternano monologhi che rompono una sottilissima quarta parete. La scena consiste in sei sedie, sei strutture metalliche, alcune superfici in PVC opaco e sei cornette telefoniche. Tutto è leggero e manovrato a vista dalle attrici. Tutto può rappresentare ciò che esattamente è e/o alludere ad altre cose, altri luoghi (un harem, una stanzetta, una chiesa, la sala di una discoteca, uno spogliatoio, un labirinto mentale). La luce chiude e apre degli spazi già di per sé astratti, asseconda le paure e gli eccitamenti, e con i giochi di ombre svela ciò che deve essere taciuto e deforma ironicamente sogni e visioni. Gli squilli dei telefoni, tengono il tempo, dettando l’avanzare delle scene e le atmosfere sonore richiamano musica pop-dance anni 2010, usata in molti spot pubblicitari e nei centri commerciali.

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