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Stabat Pater

Alma Rosé

regia Claudio Orlandini

anno 2021

attori con Manuel Ferreira (attore) e Gioele Cosentino (danzatore)

scheda artistica
È una notte come tante, la notte di un padre che ha un figlio che non parla, non cammina, non gioca come tutti gli altri ragazzi. Questa notte cui penserà lui ad accudirlo. Tra confessioni fatte di rabbia e di amore, di smarrimento e di forza, il padre racconta la sua vita accanto al figlio disabile, a casa, per strada, in ufficio, nel mondo di tutti i giorni. Prendendo in prestito il titolo allo Stabat Mater di Jacopone da Todi, lo spettacolo mette a nudo il dolore di un padre che vive la difficile quotidianità insieme al figlio, fatta di cure e di attenzioni ma anche di ricerca di una dimensione dove possano incontrarsi. Un attore nel ruolo del padre e un danzatore in quello del figlio, corpo narrante senza voce, agiscono, indifesi entrambi, legati da un rapporto indissolubile. Un lungo viaggio notturno, dove quella che agli occhi del mondo è una ferita incolmabile e fastidiosa, ricordo della vulnerabilità della nostra vita, è anche forza costruttiva di un padre che dal buio cerca di risalire per rinascere nuovamente giorno per giorno insieme al figlio. Stabat Pater è un progetto nato dal desiderio di raccontare storie di padri che cercano una risposta a un dolore che ha segnato la loro vita e il loro ruolo di genitore. Padri che si sono sentiti derubati due volte, quando sono stati privati del figlio che sognavano e quando si sono sentiti derubati del loro ruolo, quello di trasmettere al figlio tutto quello che sanno per portarlo nel mondo. Un mondo che non li facilita e che, malgrado i passi fatti in avanti, non riesce ancora a rendere il diversamente abile parte attiva e integrata della società e delle nostre vite. Lo spettacolo nasce dalle interviste e dall’incontro con i “padri combattenti”, che quotidianamente si misurano con la fragilità dei loro figli e che sono impegnati nel cercare di diffondere un nuovo sguardo sulla disabilità attraverso progetti concreti. Battaglie solitarie che resterebbero nell’ombra e che abbiamo bisogno di rendere visibili.

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