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TRAPANATERRA tornare per non restare

Collettivo ITACA/Dino Lopardo

regia DINO LOPARDO

anno 2021

attori Dino Lopardo Mario Russo

scheda artistica
“Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito. Il mio viaggiare è stato tutto un restare qua, dove non fui mai”. Trapanaterra è una ricerca profonda sulla realtà del mezzogiorno intesa come un costante ossimoro; è un viaggio di rimpatrio, il resoconto di una famiglia del Sud distrutta da un destino ineluttabile. Lavoro, corruzione, potere, tradizione, familismo amorale, abbandono e identità culturale sono gli elementi che fanno continuamente staffetta nel testo. Due i personaggi, fratelli che si incontrano e scontrano continuamente. C’è chi è partito alla ricerca di un futuro migliore e chi è costretto a rimanere. Il fatto di dover fuggire e il fatto di dover restare, sono sostanzialmente cause di una condizione. “L’essere rimasto, non è atto di debolezza né atto di coraggio, è un dato di fatto, una condizione, ma anche l’esperienza dolorosa e autentica dell’essere sempre fuori posto”. Sostanzialmente in entrambi i casi si parla di sacrificio, sia per chi parte, sia per chi resta. La NOSTALGIA è l’elemento trainante. È stata considerata la malattia e la follia degli emigrati e quindi del loro mondo d’origine. La parola racchiude in sé due elementi: il primo è il suffisso algìa, che indica un dolore, una sofferenza, la parte che precede il suffisso descrive la causa di quel dolore. Corrado Alvaro descrive la nostalgia come “del ritorno di uno che non se n’è mai andato”. VARIAZIONI IN CORSO: Inizialmente questo progetto era destinato ad un pubblico di soli adulti. L'effetto pandemico ci ha fatto riflettere sulle potenzialità dell'argomento inquinamento per lavorare sul gioco; sulla leggerezza, andando nella direzione del teatro ragazzi. Così è RI-Nato Trapanaterra tornare per non restare. Abbiamo rimesso in piedi la struttura drammaturgica giocando molto anche con la scena (Un "giocattolo" in miniatura del centro Oli/raffineria) u' mostro; antagonista di questa storia dei due fratelli RIT e RES. “Più che della mia terra, credo di aver beneficiato del mio habitat e cioè dei muri, dei soffitti, i suppellettili di casa mia. Ho certamente tratto vantaggio dalle vigne, dalle siepi, dai vicoli e dai ruscelli; li ho tenuti nel mio ventre”. Dino Lopardo

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