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All'ombra dell'ulivo

LongWayFromHome

regia Davide Zanini

anno 2021

attori Diletta De Santis (narrazione e danza), Ilaria De Angelis (danza), Elena D'Ascenzo (musica dal vivo), Davide Zanini (musica dal vivo)

scheda artistica
Su note e ritmi che riecheggiano i suoni delle terre bagnate dal Mediterraneo si dipana la storia di una ragazza. Ella, salita sul palco per raccontare il viaggio che ha compiuto attraverso le storie provenienti dalle diverse coste del mare nostrum, entrerà in relazione con un’entità vaga e universale che la porterà a scoprire una verità tanto inaspettata quanto da sempre già intesa: la via per far emergere la parte profonda della realtà è la mortificazione di ogni istanza identitaria, a partire dal proprio egocentrismo. Questa entità dovrà mostrarsi in piena luce per evidenziare la sua presenza e, in seguito a numerosi snodi, traghetterà la ragazza dalla comoda collina dov’è seduta fino all’instabile centro di un ipotetico mare comune all’umanità, dalla rassicurante e statica ombra dell’ulivo all’impossibile caldo riparo d’un albero che affonda le radici nell’acqua salata. Dopo la riduzione degli accecanti bagliori del superfluo che si crede assoluto rimarranno poche parole degne di essere pronunciate: non hanno patria, non hanno bandiera, non hanno bisogno che si veda la bocca che le dice. Non resta che essere l’impossibile… farsi albero danzante. Tre pannelli colorati - giallo, blu e verde - dividono la scena nel mondo dell’apparenza abbagliante e nella terra delle essenze adombrate. Mentre il caldo sole (ritmo percussivo) si alterna all’argentea luna (sonorità sintetiche), la voce fluida e sognante del mare muove l’albero affinché il viaggio possa manifestare la relatività di ogni approdo e l’invarianza del moto ondoso. Ciò che avviene dietro (ombre e suoni) rappresenta la dolce distruzione del mondo contemporaneo fondato sull’immagine sempre necessariamente luminosa della molle apparenza d’ogni esistente. Pochi oggetti accompagnano lo sviluppo della vicenda: una flebile e timida luce già accesa, uno scialle viola per gli affetti e la magia ed uno scialle bianco per far giocare la verità col suo velo, una corda tramutata da strumento di cattività in antica speranza rinata, due fiori che non potranno essere salvati perché anche la migliore realtà possibile è incapace di eliminare talune amarezze terrene, una zattera rossa per riposare e salvare. Musica, parola e danza si alternano e s’intrecciano in un denso andare corporeo alla ricerca di un orizzonte noto ma lontano. Nel corso di poco più di un’ora lo spettacolo traccia un tentativo di avvicinare quell’orizzonte a chi è disposto ad incarnarlo, ieri come oggi, sopra e sotto il palco.

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