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IL DIO DEL MASSACRO

Collettivo

regia MICHELE SCHIANO DI COLA

anno 2020

attori ARIANNA RICCIARDI, ROSSELLA MASSARI, NICOLA MARICONDA, FRANCESCO NAPPI

scheda artistica
Il Dio del massacro. Commedia esilarante e feroce, capace di squarciare con soave crudeltà i veli destinati a ricoprire la costitutiva barbarie della creatura umana. Nel lindo, assennato salotto borghese in cui due coppie di genitori si incontrano per cercare di risolvere, da persone adulte e civili quali essi ritengono di essere, una questione in fondo di poco conto (una lite scoppiata ai giardinetti tra i rispettivi figli), vediamo sgretolarsi a poco a poco le maschere di benevolenza, tolleranza, buona creanza, e di correttezza politica, apertura mentale, dirittura morale; e sotto quelle maschere apparire il ghigno del nume efferato e oscuro che ci governa sin dalla notte dei tempi: il dio del massacro, appunto. Sotto la facciata del politically correct alberga l’istinto hobbesiano dell’homo homini lupus. Uno psicodramma consumato in unità di tempo e luogo, per mezzo del bla bla reiterato di quattro figure-simbolo (due uomini + due donne) della nostra postmodernità: professionisti, (finto)progressisti, mediamente colti, genitori e disperatamente nevrotici. Una sorta di gioco al massacro senza vinti né vincitori, in cui le alleanze saltano, la coppia scoppia e il gioco imprevisto consiste nel giocare tutti contro tutti. Una riflessione sulla ferinità dell’essere umano, in grado di edificare sovrastrutture rasserenanti che mascherino, in realtà, l’istinto congenito alla sopraffazione. Le maschere che la società ci costringe a indossare sono tante e diverse per ogni occasione; Vederle crollare gradualmente svela l'essere umano (im)puro e semplice. Risolvere la controversia tra i due ragazzini non è mai stato il vero obiettivo; l'obiettivo era imporre il proprio ego, mettere in risalto il proprio valore in quanto genitori, e quindi in parte in quanto individui. Il litigio tra i due ragazzini passa in secondo piano, lasciando il posto alla personalità delle quattro figure che, in un modo o nell'altro, vogliono prevalere e imporre i propri pensieri e ideologie. Nonostante i litigi, vengono fuori naturalmente delle complicità di genere (marito-marito, moglie-moglie), che destabilizzano e ricreano equilibri e squilibri. Con uno Humour corrosivo e una sorta di noncurante cinismo (e senza mai assumere il tono del moralista), in una lingua volutamente media, che sfodera tutto il suo micidiale potere, Yasmina Reza costruisce un brillante psicodramma, porgendo allo spettatore, uno specchio deformante nel quale scoprirà, non senza un acido imbarazzo, qualcosa che lo riguarda molto da vicino: Un dipinto brutale del nostro reale aspetto interiore, quello senza filtri. La sensazione che si prova durante e alla fine della lettura è quella che darebbe l’atto di mettersi avanti allo specchio e togliersi una maschera col proprio volto, scoprendo che aveva sempre celato un mostro.

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