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APPARATUS MATRI RELOAD

Focus_:2

regia Eleonora Gusmano

anno 2021

attori Anna Gualdo, Valentina Favella, Eleonora Gusmano e Ania Rizzi Bogdan

scheda artistica
Apparatus Matri è una riscrittura de La casa di Bernarda Alba di F. Garcia Lorca, ambientata in una remota provincia italiana, all’interno di palazzo Maya. Questo è occupato dalla comunità delle Matreie, adepte di Mater, e vi è impedito l’ingresso agli uomini. Mater fonda un sistema di potere ri-gido e severo di cui è a capo, quasi elisabettiano, che lotta contro una so-cietà cattolica e maschilista, ma senza volerlo ne riprende le sembianze a scapito delle personalità individuali delle figlie, nate lì dentro, e delle di-namiche competitive che sistemi escludenti e gerarchici tendono a creare. Il titolo latino al fine di sottolineare appunto l’arcaicità di questo sistema distopico che vuole essere rivoluzionario ma degenera in senso quasi rea-zionario: come un immenso orologio a cucù o macchina infernale i perso-naggi entrano e escono dalla scena, nel passaggio da spettatori a attori di un meccanismo degenerativo immanente che sembra impossibile da fer-mare. Stanno preparando l’Operazione Angelus, irruzione sovversiva nel cuore del mondo cattolico, momento apice del disegno immaginato da Mater per mostrare al mondo la loro realtà ma è proprio in quel momento che vengono a galla le fratture profonde nel gruppo. Le Matreie sono a un bivio, perdere quelle che hanno costruito o sacrificarsi? O forse no. Forse è possibile una terza via, ed è questa l’Utopia che vogliamo suggerire. Una nuova nascita che accolga le contraddizioni delle donne che siamo e che vogliamo diventare. E’ la deflagrazione di un sistema nato dalla privazio-ne, un’indagine sulla relazione tra auto determinazione e le necessità di appartenenza a un gruppo; sulle dinamiche di potere, sulla femminilità nuova avulsa da ogni stereotipo. Ispirandoci all’iconografia della Madonna della Misericordia, Mater è col-locata su un trono imponente, con un mantello di esagerate dimensioni che diventa il palazzo, contenitore delle sue abitanti. Fuori, in dialogo con l’interno, è il luogo de le Vicine, le altre donne della piccola cittadina. Hanno sentito solo un’eco del processo storico e delle battaglie femmini-ste, spiano e giudicano le Matreie, spaventate e affascinate dal cambia-mento che rappresentano: sono un coro onnisciente dai tratti grotteschi e classici. L’allestimento scenico, con cambi e dietro le quinte visibili, pre-vede l’istallazione di sensori e microfoni a contatto al fine di trasdurre le vibrazioni e i movimenti sul palco in input di elaborazione sonora in tem-po reale, il tutto a sottolineare la scansione ritmica e visiva del meccani-smo di cui i personaggi sono parte. Le musiche sono originali e composte durante le prove, accompagnano le protagoniste alla ricerca della loro personalità e verso un rinnovamento più autentico delle loro aspirazioni umane. Lo spettacolo si nutre in oltre dell’inserimento di performer rac-colti nelle piazze che lo ospitano, che vanno a interpretare la comunità del paese in cui si trova Palazzo Maya.

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