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Alceste in Blues

La bottega del sottoscala

regia Nicola Mariconda

anno 2020

attori Nicola Mariconda - Attore Virginiano Spiniello - Armonica e percussioni Tony Maffeo - Chitarra

scheda artistica
Non è un testo semplice quello de "Il Misantropo". Louis Jouvet, grande attore francese, dopo trent'anni di carriera, non si sentiva ancora pronto nell'interpretare Alceste. Alceste è una figura monumentale, paragonabile ad Amleto. Entrambi riflettono sul senso della vita, di come essa viene condizionata dai comportamenti della società e come, di riflesso, cambia il nostro modo di essere. Il motivo dell'aver scelto questo testo è sempre l'esigenza di raccontare non solo una storia, ma le sensazioni che già nel 1660, anno in cui è stata scritta l'opera, Molière trovava importanti e che noi, a distanza di 400 anni, troviamo attuali più che mai. Lo spettacolo pone la sua attenzione su due aspetti di Alceste: la sua inadeguatezza a stare nella società fatta di falsi complimenti. La prima scena, infatti, è una discussione accesa con Filinte, il suo caro amico. Discutono sul profondo senso della sincerità. Se è giusto dire ad una persona ciò che si pensa oppure fare buon viso a cattivo gioco. Essere accondiscendenti. La discussione avrà modo di trasformarsi in una dimostrazione pratica quando Oronte leggerà un suo sonetto. Alceste non si tira indietro a dire ciò che pensa e questo porterà ad un forte imbarazzo. Il secondo aspetto di “Alceste in Blues” è il rapporto con i sentimenti. Lui ama Celimène. Lei è una donna molto frivola, amante della civetteria e dei corteggiamenti. Pura, magari, ma mai quanto Alceste che disapprova questi comportamenti. Anche qui, il protagonista è risucchiato da un vortice che lo porterà a compiere una scelta tra i vezzi e le abitudini di corte oppure la solitudine di un deserto. Alceste è un uomo che con coscienza guarda a questa società e lo fa in maniera molto malinconica. Alceste è un puro d'animo, non lo fa per dispensare consigli. In tutto questo, il Blues prende vita direttamente dai pensieri del protagonista riempiendo quei silenzi già pregni di significato. Mettere in scena il Misantropo, oggi, vuol dire confrontarsi con i vizi, le ipocrisie, i falsi complimenti...insomma: scontrarsi con la società che, già come accadeva 500 anni fa, ha perso l'amore per la sincerità.

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