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IL DRAGO SERPENTINO

Officina Teatrale A_ctuar

regia Officina Teatrale A_ctuar

anno 2020

attori Sara Draghi, Massimo Festi, Lorenzo Magnani, Marta Boarini

scheda artistica
Una volta il grande fiume Po prima di arrivare al mare si allargava in sette bracci, detti sette mari, perché impaludati di valli e lagune. Un luogo selvatico, fumoso, sempre incerto tra acqua, terra e cielo. Sarebbe stato facile per uomini come noi, abituati a credere solo a ciò che potevamo vedere con chiarezza, pensare che quello che avevamo davanti fossero semplici ombre, siluri e scherzi della nebbia, resi mostruosi dalla paura e dalla fantasia. E che quei rumori indecifrabili non fossero bisbigli, grida e grugni con cui le creature delle acque comunicavano tra loro. Ma a quel tempo le fiabe non erano mai dolci. Il Drago Serpentino è una fiaba ambientata in un passato indefinito, pervaso di magia, superstizione e parole. L’intera storia si svolge a bordo della “Gogamagoga”, che veleggia lungo il Po, nella speranza di trovare la zucca gigante capace di sfamare tutti i popoli della bassa. I personaggi hanno storie a metà tra il reale e l’immaginario: il Capitano è la Nena, grande conoscitrice del fiume e dei sette mari; al suo fianco ci sono il bugiardo e ambiguo Galaverna, la giovane Parpaia, in fuga dalla sua città a causa di una quaglia e Gidnone l’alchimista, deciso a tramutare in lambrusco l’acqua del Po. Ma come nella vita, l’importante è il viaggio e non la meta e quindi forse i quattro non troveranno nulla di ciò che cercano, e tutto ciò che vedranno sarà solo frutto della loro immaginazione o un brutto incubo che svanisce col sorgere del sole. Quello della Gogamagoga è un viaggio nella memoria del grande fiume e nella fantasia popolare, ma anche un’avventura dentro noi stessi, tra paure, fallimenti, attese e la ricerca della nostra destinazione nonché un sentito appello a proteggere questo prezioso drago serpentino dalle scaglie d’argento che silenzioso attraversa le nostre piatte terre padane. Lo spettacolo nasce da un percorso di ricerca storica sul patrimonio immateriale delle genti del Po e in particolare sull’universo delle creature fantastiche e mostruose nate dalla fantasia popolare emiliano-romagnola per trovare risposte all’inspiegabile e per tenere lontani i bambini dai pericoli. Oggi sono pressoché estinti e sopravvivono solo nella memoria delle genti cresciute lungo il fiume. La drammaturgia è costruita attorno a suggestioni e personaggi dei romanzi di Giuseppe Pederiali, a testimonianze orali raccolte nel corso di interviste a portatori di memoria, alla biografia di Nazarena Casini detta “Nena” storica traghettatrice del Po, a ricerche sui balli pantomimici di origine pagana diffusi in alcune zone dell’Emilia, sui canti popolari di fiume e su antiche ninne nanne. Lo spettacolo si fa ponte ponte tra passato e presente, rituale e ricerca, giocando sulla potenza evocativa della voce e sulla potenza immaginifica della mente umana, un tempo facile preda di credenze e superstizioni e oggi alla ricerca della capacità perduta di sognare e credere alla fantasia e alle creature fantastiche.

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