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Il Matto 3 -la terza Repubblica

Mercanti di storie

regia Massimiliano Loizzi

anno 2018

attori Massimiliano Loizzi

scheda artistica
Loizzi porta in scena il terzo capitolo della sua personale trilogia sull'Italia e i morti di Stato, con il suo folle processo, dissacrante, ironico e drammatico, per una nuova e differente “inchiesta” di ordinaria follia, sulle storture del “Bel Paese”, dove persino Dio e Mussolini, saranno testimoni e accusatori. Questa volta portando alla ribalta – e quasi spingendo con violenza a prenderne parte – uno dei temi più discussi della storia della “seconda” repubblica : gli stranieri. O migranti, immigrati, extracomunitari, a seconda di come la stampa del momento preferisca definirli. Ottobre 2013 : il naufragio dei bambini. Nave Libra, il pattugliatore della Marina italiana, è ad appena un'ora e mezzo di navigazione da un barcone carico di famiglie siriane che sta affondando. Ma i comandi militari italiani sono preoccupati di dover poi trasferire i profughi sulla costa più vicina. Così non mettono a disposizione la loro unità, nonostante le numerose telefonate di soccorso e la formale e ripetuta richiesta delle Forze armate maltesi di poter dare istruzioni alla nave italiana perché intervenga. Il peschereccio, partito dalla Libia con almeno 480 persone, sta imbarcando acqua. Dopo cinque ore di attesa e di inutili solleciti da parte delle autorità maltesi ai colleghi italiani, il barcone si rovescia. Muoiono 268 persone, tra cui 60 bambini. Una farsa tragicomica, uno spettacolo in bilico fra satira e poesia, denuncia e intrattenimento, teatrocomico e teatro di parola; un'indagine basata su documenti, testimonianze, video e atti processuali riguardanti l'ennesima strage, tutta italiana, senza colpevoli. Un copione che sembra ripetersi continuamente e proprio per questo, seppur tragico e furiosamente drammatico, appare “comico”. In un'incredibile girandola di ingressi, Massimiliano Loizzi dà vita a personaggi agli antipodi fra loro (giudice, avvocati, testimoni, giornalisti, gendarmi, onorevoli, migranti, santi, poeti, navigatori, dio e Mussolini), grotteschi e surreali nella loro verità, mantenendo un ritmo serrato che via via sale in un crescendo di sentita denuncia, un atto poetico che è anche un atto civile e politico, con un finale sorprendente che urla a gran voce che l'unica giustizia possibile è la verità e l'arma più grande è la memoria. Il processo messo in scena come una farsa tragicomica, diviene caricatura che mette in luce le pecche grottesche della giustizia e nel solco della migliore tradizione della satira e del teatro civile, punta il dito sul silenzio omertoso dello Stato; il tutto condito dall'ironia surreale di Massimiliano Loizzi che perdura per tutto lo spettacolo, capace di render comici anche i momenti più drammatici, e rendendo così meno pesante uno dei casi insoluti dell'ingiustizia italiana, fra i più dolorosi della nostra storia più recente.

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