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And the colored girls say: doo da doo da doo da doo

elisabetta consonni

regia elisabetta consonni

anno 2018

attori Daniele Pennati, Masako Matsushita, Elisabetta Consonni

scheda artistica
SINOSSI E’ un concerto di voci non in capitolo, di seconde voci, comparse e sfondi. E’ uno show senza la star. Un’immagine senza l’oggetto messo a fuoco. E’ Il bianco attorno alle parole scritte. E’ tutto quello che sta oltre una linea di margine e a cui non è dato entrare nella luminosa zona delle luci della ribalta. Ci vuole una particolare attenzione ed intenzione per distinguere i cori delle cantanti background di una canzone così come per notare gli sfondi e tutto ciò che sta attorno ad un oggetto posto al centro. E’ indispensabile attivare quella che l’architetto Juani Pallasmaa chiama visione periferica, contrapposta all’ egemonica vista focalizzata che attribuisce importanza e potere solo al centro. E’ questa visone periferica che ci fa notare chi sta al margine, chi non può varcare un confine imposto, chi aspetta nel limite di piccoli movimenti e di ritmi dati ed è tuttavia capace di giocare con quei limiti. E’ in quel margine che persevera quella che il filosofo Zaoui chiama discrezione o arte di scomparire, necessaria forma di resistenza in una società che vive di spettacolarità. E’ la necessità di un “non nascondere nulla fino a non avere più nulla da mostrare, fino a rendere la propria presenza impercettibile. E’ un’arte della sottrazione non per negare ma per affermare se stessi”. And the colored girls say: doo da doo da doo da doo (da Walking on the wild side di Lou Reed) è una dichiarazione d’amore verso tutto questo. E’ un elogio del margine

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