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Mèlisse

Teatro Ebasko

regia Simone Bevilacqua

anno 2020

attori Silvia Bazzini, Marzia D'Angeli, Martina Giampietri.

scheda artistica
Un cerchio di spettatori deputa lo spazio per un sabba contemporaneo; un susseguirsi di rituali svela l’incessante scorrere del tempo, mostrando le diverse fasi della vita: l’infanzia, l’età adulta, la maturità. Tre donne, provenienti da epoche e culture diverse, accorpano alla funzione del rito, storie di vita quotidiana evocando il momento liminale fra la vita e il suo oltre. In una discesa verso le zone oscure della società, le donne, da dee statuarie diventano prostitute e streghe, curatrici sconfitte dei mali del mondo. I due aspetti dell’esistenza, quello materiale e quello spirituale, corrono paralleli senza potersi mai ricongiungere se non nel segreto del sabba, luogo fisico e mentale ai confini, nelle periferie dell’anima e delle civiltà di tutti i tempi. Il contrasto tra purezza e mercificazione mette in evidenza come figure, ruoli e stereotipi sulla donna ne siano lo specchio involontario e abusato, oggi come secoli fa. Fino all’ultimo atto espiatorio e definitivo, il sacrificio del Cristo fattosi donna, della Dea scesa nel fango che attraverso la propria sofferenza e morte, torna a essere la Madre di tutti gli uomini. Melissa è una ninfa della mitologia greca. Il suo nome è collegato al termine méli (miele) e mélissa ha il significato di produttrice di miele, ossia di ape; fu incaricata di allevare il dio Zeus fanciullo, nascosto al padre Crono, il quale divorava tutti i suoi figli neonati. Melissa ebbe il compito di nutrirlo con il miele, mentre la capra Amaltea lo allattava. Secondo un altro mito, Melissa fu amata dal dio Apollo, che trascurò per lei il suo compito di guidare il carro del sole, trasformata dunque in ape per punizione. Mèlisse è uno spettacolo che parla d'ingiustizia sociale. Lo fa mettendo letteralmente al centro del cerchio la figura della Donna. Aprendosi a domande complesse, sviluppando decisioni difficili. Le tre Dee, provenienti dai margini di epoche e culture lontane, raccontano tre storie quotidiane trasformandole in epiche, dense di archetipi. La struttura a forma di sabba riproduce nell’incontro e negli sguardi ravvicinati un tribunale di pari, coinvolto nelle faccende delle tre donne. Musica live, canti, cori, danze e riti si avvicendano verso l’ultimo atto: il sacrificio. Attraverso questa espiazione a nome di tutti gli uomini, la terza mèlissa chiude il sabba. Decreta la parola fine alla sofferenza di milioni di altre donne che nel corso della storia hanno subito umiliazioni, vessazioni, angherie, diffamazioni e violenze. Come una “Crista” che stravolgendo lo stereotipo decide di andare al rogo e immolarsi per tutti gli esseri umani, così da salvarli. La tribuna circolare in legno, costruita ad hoc per lo spettacolo, è parte della scenografia. Il materiale riproduce visivamente la pila di un rogo bruciato, una condanna che nel suo compiersi rappresenta un racconto ciclico, che si ripete all'infinito.

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