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Noi non ci uccideremo con le pistole

Collettivo Gavetta

regia Victor Sanchez Rodriguez

anno 2020

attori Graziana Lo Brutto (Teatro stabile di Catania), Fabrizio Milano (Teatro Quirino), Chiara Seminara (Teatro stabile di Catania), Daniele Bruno (Teatro stabile di Catania), Chiara Barbagallo (Teatro stabile di Catania).

scheda artistica
Noi non ci uccideremo con le pistole approfondisce lo studio sulla nostra generazione, riflettendo sui giovani nati negli anni ’80, i cosiddetti millennials. Una generazione nella quale sono state riposte tante, forse troppe aspettative, educata all’individualismo e al successo professionale e che oggi è stretta dentro la morsa del precariato e dell’incertezza. Ambientato in un paesino del mediterraneo, il testo parla della necessità di tornare indietro, alle origini, di mettere in ordine le cose prima di andare avanti. Cinque amici si incontrano di nuovo dopo tanti anni nel paesino di una di loro, durante la festa della Vergine del Carmen. Da quella giornata insieme scaturiranno verità, accuse, frustrazioni mal celate dietro la speranza che quell’incontro possa migliorare le loro vite. SINOSSI Bianca, dopo essere stata lasciata dal fidanzato, decide di lasciare il suo lavoro e di andar via da Londra per ritornare al suo paesino. Una volta stabilita nella casa di mare dei suoi genitori decide di organizzare una rimpatriata con i suoi vecchi amici in un giorno specifico; il 16 Luglio, giornata di festa nel suo paesino di mare. Il motivo per cui organizza la rimpatriata con gli amici proprio questo giorno ha poco a che vedere con la festa della Vergine del Carmelo. Il gruppo di amici non si vede da parecchio tempo. Tre anni per l’esattezza. Da dopo il suicidio di Paola, una loro amica, il gruppo ha cominciato a sfaldarsi senza che nessuno abbia mai parlato di quel tragico avvenimento che inevitabilmente ha marcato le vite di ognuno di loro. Durante quest’assenza la vita per ogni membro del gruppo si è trasformata in una realtà completamente distante da quella che loro desideravano. Le decisioni prese, anche in maniera leggera, sono ormai diventati dei modi di vivere. Michele è stato licenziato dall’università dove lavorava e cerca di sopravvivere come può, non parlando a nessuno del fatto che non lavora più; Elena porta avanti l’immagine che tempo addietro si è costruita di sé di donna forte e di successo; Marina, da sempre uno spirito libero, è rimasta incinta di un uomo che non si è voluto far carico di lei e del bambino; Sigfrido manda avanti la sua famiglia con lavoretti di poco conto e continua a chiedersi se sia meglio lasciare o no sua moglie e ad immaginare a come sarebbe stata la sua vita se fosse stata con Michele. Il presente di tutti è fatto di insoddisfazioni, però durante la giornata tutti cercano di salvare le proprie apparenze e di non mostrare la propria vulnerabilità. La morte di Paola non ha fatto altro che piantare un semino nella coscienza di ognuno: “dobbiamo fare qualcosa perché le cose cambino”, anche se cambiare e dire addio al passato non è così semplice, ancor meno in persone che, come il più comune dei mortali, mancano di autentica volontà.

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