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Mare Giallo

Marta Paganelli

regia Marta Paganelli

anno 2020

attori con Marta Paganelli suoni dal vivo di Pietro Borsò

scheda artistica
Capita a tutti un momento di ansia creativa. Quel momento in cui dovresti cominciare a scrivere un nuovo spettacolo e invece, ti convinci che pulire gli interstizi fra le piastrelle sia molto più importante. Poi all’improvviso, idea! Se questo spettacolo parlasse dell’Africa? Anzi dei Campi Saharawi in Algeria. Perfetto! L’Africa tira sempre. Questa storia comincia così. Questa storia non parla del popolo Saharawi, ma in realtà sì. Ma in questa storia soprattutto si parla di un viaggio. Di una serie di scoperte alcune piccole, altre più grandi. Quanto è alto un dromedario? Quanto misura il Sahara in metri? Esiste Tinder nel deserto? E ci si vive bene? Si scopre che prima i Sahrawi vivevano in tenda, solo da un po’ hanno iniziato a vivere in case di mattoni e sabbia, ma le case hanno conservato l’anima delle tende. La casa Sahrawi è aperta ad ogni ora, l’ospite è sacro ed è sempre il benvenuto. La casa Sahrawi è un luogo circolare, dove tutti possono entrare perché tutti sono parte della comunità. Nella casa Sahrawi si sta insieme, tutto viene messo in comune e si può stare vicini in silenzio e incredibilmente ti senti a tuo agio anche se sei nel deserto in mezzo a persone che rischiano la morte quotidianamente. "Aspetta, aspetta, aspetta! Ma se poi li conosci davvero? Se poi ti affezioni?" Un viaggio è un'esperienza semplice, che a volte ti può cambiare la vita. I confini si annacquano, le distanze si accorciano, l'idea di "diverso" smette di essere così netta. E allora cosa succede quando devi tornare a casa? Dopo che hai conosciuto una famiglia, mangiato con i suoi membri, dormito con loro? E se questa famiglia fosse in pericolo? Perché sì, i Sahrawi vivono nel deserto, perché una guerra di occupazione li ha costretti a scappare, ma nel deserto ci si vive male, molto male, e loro vorrebbero tornare a casa. "E cosa ci posso fare io? Meglio portare soldi, sorridere, fare la mia buona azione e poi tornare in Italia. E non pensarci più." Ma è davvero possibile non pensarci più? NOTE DI REGIA La differente percezione dello spazio e del tempo che si ha nel deserto ci ha portato a riflettere su come rendere sulla scena questa distanza. Man mano che il testo si definiva ci siamo accorti che niente di tutto quello che avevamo immaginato inizialmente era necessario, poiché il viaggio rappresentato è, per l’appunto, un viaggio soggettivo. Quello che sulla scena è rimasto, quindi, è ciò che c’era fin dall’inizio: pensieri, suoni, parole. In questo quadro la sonorizzazione assume un ruolo fondamentale, sia di scansione del tempo, sia di ricreazione degli ambienti, reali ed emotivi, per questo si è scelto di lavorare con strumenti non convenzionali come bidoni, riso, lamiere, tutti elementi che caratterizzano il paesaggio Saharawi. La musica si fa spazio e tempo, diventa a tutti gli effetti un personaggio, una seconda voce con cui dialogare. Ed è con la fine dello spettacolo, con la fuoriuscita dalla propria “zona comfort", che inizierà il viaggio vero.

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