Questo sito si serve dei cookie di Google per le statistiche anonime. Se prosegui la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie. Leggi la cookie policy Chiudi

Punto di fusione

Teatro Degli Sterpi

regia Diana Höbel

anno 2019

attori Diana Höbel

scheda artistica
Il progetto di realizzare uno spettacolo sulla Ferriera di Trieste nasce dall'esigenza di affrontare un tema “caldo” per una città in modo “freddo”, ossia quanto più razionale, super partes e oggettivo possibile. Con un ampio e approfondito lavoro di ricerca, attingendo a fonti dirette (interviste incrociate a tutti i soggetti coinvolti) e indirette (l'ampia bibliografia in merito), l'autrice si è messa a servizio dell'argomento, nel massimo rispetto di tutte le sensibilità in causa. Scegliere la Ferriera è scegliere un tema tabù, con l'ambizione di innescare un dibattito fecondo intorno non solo al destino dell'impianto in questione, quanto intorno al tema più generale dello sviluppo di un territorio. Il teatro ha la funzione di andare a guardare dove non si vorrebbe guardare, dentro a un rimosso, a un problema insoluto, a una “rogna”. L'obbiettivo del progetto è trasformare il problema in una risorsa, in un momento di incontro, e di crescita collettiva. Con “Punto di fusione” la storia locale si intreccia alla storia nazionale, e la storia dello stabilimento diventa parte della più ampia politica industriale italiana. Tematica ambientale, politche industriale, equilibri internazionali, sono i macro temi, accanto ai quali scorrono le storie locali, di trasformazione di un territorio, di emancipazione tramite il lavoro, di conquiste sindacali, di malattie professionali e danni ambientali. A metà tra teatro di inchiesta e civile, Punto di fusione non parteggia né per gli industrialisti o né per gli ambientalisti – i due poli intorno ai quali si sono giocate numerose campagne elettorali. O meglio, a ben vedere, parteggia per qualcosa, ossia per il desiderio di approfondire temi complessi, al di là di prese di posizione emotive. Nella convinzione che prima di scegliere da che parte stare sia necessario conoscere. Il titolo “Punto di fusione” fa riferimento sia al punto di fusione dei metalli che, metaforicamente, alla fusione d’interessi che sembrano contrapposti e resistono l’uno all’altro. Raccontare la Ferriera vuol dire entrarci dentro. Entrare dentro alle sue origini, e imparare cosa vuol dire siderurgia, cosa vuol dire politica industriale di una nazione, come queste si siano evolute nel corso dei decenni, errori e strategie, ideali di progresso e clientelismi mortali. Tornare indietro e raccontare dell'IRI, nato nel primo dopoguerra, attraversare il piano Sinigallia degli anni ’60, fino ad arrivare alle “dismissioni" (e privatizzazioni) degli anni ’90 (vedi Italsider di Bagnoli, la cui bonifica pare sia cominciata a gennaio di quest'anno, a circa trenta anni dall'esplosione col tritolo della prima torre caldaia). La storia della Ferriera triestina, dunque, si apre a noi e diventa il racconto di un piccolo borgo che cambia e si fa industriale, che poi è la nostra nazione stessa, il piccolo borgo. Significa partire dal locale, per ragionare su scala globale. Partire dal passato, per orientarci al meglio nel futuro che è già qui.

Visualizza la scheda completa su SONAR