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Parla, Clitemnestra

Barletti/Waas

regia Barletti/Waas

anno 2020

attori Gabriele Benedetti, Simona Senzacqua

scheda artistica
Perché Clitemnestra? Perché scrivere e mettere in scena un testo ispirato a questo personaggio in fondo minore della tragedia greca? Clitemnestra è uno dei tanti “danni collaterali” della gloriosa Storia degli uomini, nello specifico la guerra di Troia, con i suoi eroi (maschi) perdenti o vincenti che siano, le sue vittime sacrificali (donne, bambini) che assurgono agli onori di quella stessa storia “grazie” al proprio sacrificio (Ifigenia). Clitemnestra non merita che le si intitoli una tragedia, una storia a sé. Clitemnestra è nota prima come moglie fedifraga e assassina di Agamennone, poi in quanto vittima del matricidio che il figlio Oreste compirà per vendicare la morte del padre. E la sua storia? Non pervenuta. Ma le donne nella tragedia greca sono tutte, tranne poche eccezioni, o vittime o marginali. Quando “marginali” pagano a caro prezzo la propria “eccezionalità”, la propria “non-marginalità”: in quanto ribelli e “non-vittime”, sono soprattutto pericolose per la società o furie assassine incontrollabili. Sembra non esserci via di uscita: o si adeguano ad una società che le vuole vittime e sottoposte o vi si oppongono, ma in maniera così violenta, così eccezionale che da tale società vengono espulse, rigettate come corpo estraneo: da marginali a emarginate. Sembra essere il metodo con il quale la rappresentazione patriarcale perpetra se stessa e il proprio potere: la donna che si fa artefice del proprio destino e si fa pari all’uomo per coraggio e violenza, è per ciò stesso eccezionale, mostruosa e soprattutto pericolosa per la famiglia e per la società: per la Polìs. Va condannata, eliminata, bandita. Perché non è, come diceva Aristotele, nella natura delle cose che una donna si renda pari all’uomo, in coraggio, forza, indipendenza. “Parla, Clitemnestra!” nasce dall’esigenza oggi più che mai urgente di un diverso pensiero sul potere, sul suo uso ed abuso, sui rapporti di forza tra i sessi e tra gli esseri umani in generale. Uomini e donne, crediamo di essere liberi, ma siamo tutti sottoposti a sottili coercizioni i cui mezzi non sono magari più l'uso della forza bruta ma altrettanto convincenti mezzi di persuasione più o meno occulti (pubblicità, mode, approvazione/disapprovazione sociale, conformismo) Come esempio valga per le donne la scelta di fare o no dei figli. Abbiamo dunque scelto di far parlare Clitemnestra. Intrappolata in un ruolo, in un nome, in un personaggio, Clitemnestra cerca coscientemente e dolorosamente un'altra via, un'altra possibile rappresentazione di sé stessa come parte della società, un'altra storia. Cerca di cambiare la narrazione del (e dal) femminile. Il suo antagonista, Agamennone, è anche lui intrappolato in un ruolo, in un nome, in un personaggio. Fin quando Clitemnestra e Agamennone non deporranno definitivamente le maschere insite nei propri nomi, nessun dialogo sarà possibile: è l’unica certezza cui, nel nostro spettacolo, attraverso un percorso pieno di dubbi, giungerà Clitemnestra. E Agamennone?

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