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BEAT

S'ALA Produzione

regia Igor Urzelai e Moreno Solinas

anno 2019

attori Danzatrice: Margherita Elliot

scheda artistica
★★★★★ “Un assolo di cinquanta minuti di reinvenzione... eccezionale, intelligente, stimolante BEAT eccelle per via del fantastico team creativo e dell’assoluta superstar, Margherita Elliot.” Dance Tabs BEAT è un terzetto di danza da serata unica (una danzatrice, una DJ dal vivo, un designer luci dal vivo) per teatri di ogni dimensione, locali per concerti musicali, gallerie, musei, palcoscenici all’aperto e spazi site-specific altri. Nato come progetto sul fallimento, BEAT esprime la capacità umana di inscenare molteplici identità. La performer (Margherita Elliot) è posizionata su un unico punto del palcoscenico per tutta la durata del lavoro, e per la prima volta la compagnia collabora con una DJ per crearne la partitura sonora. È nei limiti di ciò che non possiamo fare che possiamo decidere come agire nel mondo. È nei confini dei nostri limiti fisici, intellettuali e culturali che modelliamo e trasformiamo la nostra identità. Siamo in grado di proiettare agli altri - in modo più o meno consapevole - infinite immagini di noi stessi, infinite identità. BEAT nasce dalla necessità di mettere in discussione cosa significa far parte di una generazione cresciuta con la promessa di infinite possibilità. Il lavoro è cominciato utilizzando limitazioni ed aree di incompetenza personali come inneschi creativi, indagando come poterli superare con gioia, spudoratezza e intraprendenza. Questo ci ha portato a sviluppare una lunga ricerca, ancora in corso, su come ci identifichiamo, come ci riconosciamo (o meno) negli altri e come siamo in grado di proiettare molteplici immagini di noi stessi. Ora immaginiamo BEAT come una celebrazione della fatica, del dolore, e dell’incertezza di decidere giorno per giorno - momento per momento - chi siamo. Una persona. Sul posto. Reinventandosi continuamente. Il vocabolario di movimento si focalizza sulla comunicazione non verbale, appropriandosene e plasmandola coreograficamente. La performer è sotto i riflettori, una sola persona in relazione con un intero pubblico. Il pubblico osserva la performer trasformarsi (i gesti, i cenni, la postura, l’espressione del viso, i livelli, ecc.). I movimenti spaziano dall’utilizzo del corpo intero ai piccoli dettagli, dall’astratto all’espressivo, creando un bombardamento di immagini, sconvolgendo costantemente la lettura e l’interpretazione degli spettatori, producendo un effetto ipnotizzante. L’obbiettivo principale del lavoro è generare riflessioni sugli aspetti sociali e comportamentali di come ci identifichiamo e come “mettiamo in scena” la nostra identità - genere, etnia, cultura, nazionalità, classe sociale, ecc.; in secondo luogo, mostrare come ognuno di noi percepisce, categorizza e classifica gli altri. Ciò è particolarmente rilevante in una società in cui i fenomeni visivi possono viaggiare in pochi secondi a livello globale, con un forte impatto reale e viscerale.

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