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May be empty

Materiaviva

regia Roberta Castelluzzo

anno 2018

attori Carole Madella

scheda artistica
“May be empty” si sviluppa in uno spazio vuoto. Poco alla volta le clave lo riempiono ridisegnandolo. Il vuoto stesso diviene metafora dello spazio mentale in cui avviene la creazione, in un flusso di pensieri e azioni che si sviluppano in maniera tanto irrazionale quanto intima, davanti allo spettatore chiamato ad assistere ad un atto creativo privato. La luce è intesa come elemento solido. L'ombra non è solo assenza di luce ma luogo in cui l'azione acquista un diverso significato rispetto al reale. Lavoriamo solo con le clave, seguendo gli impulsi di un gioco che ci incanta, ci ipnotizza, seguendo le forme che le clave disegnano man mano che riempiono lo spazio. Lavoriamo con la luce, non per la sua funzione base di illuminare ma come elemento solido, capace di creare altri luoghi, di portare l'attenzione lontano dal concreto e spostarci in un ambito immateriale dove ci sembra di poter vedere meglio il pensiero stesso. L'immagine nell'ombra appare e scompare, quasi illusione, si stacca dal corpo, sembra voler seguire un proprio flusso. Lo spazio passa da vuoto a pieno. Lo spettacolo ne racconta la trasformazione, il processo di accumulo che riempie il vuoto. Un po' alla volta lo spazio diviene pieno, pieno di clave, pieno di pensieri, di emozioni, di luce. Il vuoto e il pieno sono in fondo identici, spessore e sostanza dello spazio, e forse il pieno è un nuovo inizio. “May be empty” è lo spazio in cui si muovono i pensieri. Scorrono al ritmo marcato dalle clave. Il buio maschera la verità, la luce mostra l'illusione. La concentrazione riempie il vuoto che precede l'atto creativo. “May be empty” è l'istante presente in cui avvengono le decisioni. La giocoleria decodifica il pensiero e lo trasforma in azione. “May be empty” è la domanda sussurrata all'orecchio dello spettatore. E' accaduto davvero?

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