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C'era due volte il Barone Lamberto

Centopercento Teatro

regia Chiara Cervati

anno 2020

attori Antonio Panice Ettore Oldi Giacomo Segulia

scheda artistica
Il Barone Lamberto è un uomo molto ricco, ma allo stesso tempo molto vecchio e molto malato: fin dall’inizio la sua sembra essere una storia prossima alla fine, senza possibilità di svolte o grandi colpi di scena. Ma siamo sul lago d’Orta, un luogo magico dove le cose possono andare al contrario, da dove anche un piccolo torrente come il Nigoglia può decidere di scorrere, contro ogni aspettativa, all’insù, verso Nord. Così, il Barone Lamberto, scopre un segreto che cambierà per sempre la sua esistenza: “L'uomo il cui nome è pronunciato resta in vita!”. Ed è proprio da questa frase che inizia la sua avventura verso la possibilità di riguadagnare il tempo perduto, fino a ricominciare da zero, per poter reinventare sé stesso. Gli basterà assumere sei persone e accomodarle nella sua soffitta perché ripetano ininterrottamente il suo nome, e potrà così prendersi la sua rivincita su tutti: sul nipote Ottavio che attende la morte dello zio per l'eredità, sui banditi che lo rapiscono per il riscatto, sulla vita che lo ha reso vecchio e malandato. Lo spettacolo ha come narratore il fedele Anselmo, maggiordomo e amico del Barone da sempre. È lui che ci traghetta nel mondo che Gianni Rodari ha pensato per noi, fra le stanze della villa del Barone e le vie anguste dell'Isola di San Giulio, fino all'interno del corpo del suo amato padrone. È lui che veglia dolcemente sulla sicurezza di Lamberto, sulla sua casa, sulle sue malattie e sulla sua collezione di camomille. È lui che crea un legame tra il pubblico e la storia, un legame che porterà gli spettatori di tutte le età a diventare presenze fondamentali per determinare le sorti del nostro protagonista. Rodari ci ha lasciato questo romanzo, o novella, per ricordarci che ci sono diversi modi di vivere la propria vita, e diversi modi per lasciare un segno nel mondo, per far sì che il nostro nome venga pronunciato e la nostra esistenza così perduri ad libitum. Infine lo ha scritto, forse, anche per ricordarci che ognuno di noi ha un Barone Lamberto che ha dedicato la sua intera vita a lavorare, faticare, mettere da parte risorse per permetterci oggi di essere ciò che siamo e di compiere quelle scelte che ci rendono liberi.

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