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Fuga da Mozart

Teatro a Canone

regia Luca Vonella

anno 2018

attori Cinzia Laganà Anna Fantozzi Luca Vonella

scheda artistica
Siamo in Austria, nel secondo dopoguerra. Un direttore d’orchestra, sta per dare inizio ad un concerto. S’interrompe e fa una domanda: “che cos’è la musica?”. Poi rievoca Mozart in un sogno che mescola l’opera e la vita come se l’una fosse lo specchio dell’altra, in un unico mondo poetico fatto di burla e di un sapore di morte. Il sogno del direttore è diviso in tre parti: L’Angelo caduto e il cherubino; Il fantasma di Nannerl e Papageno; Il matrimonio chimico e si snoda fra le note di una prova continuamente interrotta. Compaiono dunque il bambino prodigio e un Angelo caduto agonizzante, che muore sulla Lacrimosa e rinasce per annunciare l’assordante “rumore del tempo”. Dopo uno strano silenzio irrompono Papageno e il fantasma di Nannerl - sorella di Mozart dal talento imploso - in un incontro assurdo e tragicomico dove lui è smarrito e lei, furiosa, si improvvisa direttore d’orchestra per dare inizio alla prova del Flauto Magico. Il sogno prosegue con Pamina e Tamino, i protagonisti evocati dall’opera si rincorrono e si smarriscono, si amano e vorrebbero uccidersi. Guidati dalla musica, camminano speranzosi nel buio del proprio tempo. Dove arriveranno? Nel 1956, la scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann, smise di comporre poesia. Aveva un’ossessione: Mozart. Affermava di “ascoltarlo per proteggersi dalla Germania”. Scrisse un saggio dal titolo Musica Impura, che conteneva, fra gli altri, due scritti: Un foglio per Mozart e Musica. Il primo era una dedica; il secondo poneva una domanda: che cos’è la musica? E’ un interrogativo esistenziale e, forse, politico. Una questione sul senso dell’armonia e del suono nel silenzio dell’era post-atomica. In quegli anni il rumore diventava parte della musica e l’idea dell’armonia si era rotta. Era lecito domandarsi come e perché eseguire Mozart: come salvarlo dal disastro. Lo spettacolo trae spunto dai due scritti della Bachmann e mette in scena Mozart dal suo punto di vista di poetessa inquieta del secondo Novecento. Il compositore di Salisburgo non è più un intercessore divino e perfetto ma un uomo fragile, mosso da passioni terrene. La sua musica è il frutto di una sofferenza, non di un miracolo: è un grido di dolore e di gioia. La sua musica è di questo mondo. In Fuga da Mozart azione scenica e musica, dialogando, si amplificano reciprocamente secondo i principi del teatro-danza orientale e, cucite l’una addosso all’altra, elaborano variazioni sceniche sul ‘tema’ del grande compositore. Miscelati danno luogo ad uno spettacolo frutto di una ricerca che che attinge alla tradizione della musica colta europea e offre lo spunto per una riflessione - un po’ grottesca - sulla funzione dell’arte e dell’artista nel presente, in cui siamo tutti un po’ fantasmi sfuggiti alle trame della storia, in cerca di senso e riconciliazione, sopravvissuti alle innumerevoli deflagrazioni, non solo belliche, del nostro tempo.

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