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FULL 'E FOOLS

Rosso Gramigna

regia CROWNTHEATER

anno 2018

attori Rossella Amato Gianluca d'Agostino Gabriele D'Aquino Marcella Granito Paolo Romano

scheda artistica
In un fazzoletto di terra, sotto un ponte stradale tra oggetti, rifiuti, letti e lenzuola di cartone, una Regina clochard, una Regina vagabonda, un Re barbone, un Re homeless e in fine un piccolo Re folle, si combinano per formare un'accoppiata vincente: il “full dei fools.” Questi cinque emarginati nella loro diversità caratteriale, fisica, nella singolare esperienza di vita vissuta, incarnano in qualche modo quella tragedia che riverbera dai personaggi del mondo immaginativo shakespeariano, senza però palesarlo in modo evidente, per far si che il carico drammatico rappresenti l'uomo e la sua storia in modo archetipale. I pensieri, che logorano l'animo, che lo lacerano, che hanno occupato con tutto il loro peso lo spazio della mente, prendono ora forma, suono, vita, dando voce come in una possessione, a reminiscenze dello spirito di Lady Macbeth, di Lavinia, di Re Lear, di Riccardo III, per una confessione catartico drammatica. Una partita a carte paventata ma mai giocata, diviene l'effetto scatenante di questa purificazione liberatoria, il pretesto per attivare nei personaggi dinamiche di psicologia introspettiva in una terapia di gruppo, dove a turno i quattro reietti confessano un vissuto carico di piccoli o grandi tragedie, drammi esistenziali e stati d'animo mai dichiarati, un flusso di coscienza che emerge in modo improvviso ed eruttivo. Quattro personaggi, come quattro carte francesi che palesano sul campo da gioco il loro valore, si alternano ignari di essere manovrati dal mazziere, da chi attacca bottone sul panno verde della scena, contaminati da una pazzia rivelatrice per mano di un piccolo fool, quel Discolo, o disco , o puck, che fa da jolly nel gruppo. Ma lo stesso ragazzino, il giullare manovratore che deforma le coscienze per riformarle, altro non è che un giovane embrione, la materia grezza da istruire, il Golem nelle mani di un messaggero di Dio ancor più folle, sceso da una macchina nella forma di un pacco caduto dall'alto. E come nella migliore tradizione antica del teatro, il divino che scende a sorpresa con un marchingegno per districare l'ordito nella trama, il Deus ex machina, il manovratore occulto, irrompe in modo apparentemente casuale per portare luce nell'ombra e risolvere ciò che altrimenti non era risolvibile da parte dei protagonisti di questa scena umana. Darà chiarezza, senso e significato simbolico ad ogni oggetto manifesto, che possa essere un fiore, uno specchio, un coltello, uno scrigno. Nel loro sfogo verbale si evincerà lo stato di uomo o donna senza tetto, o nucleo familiare di riferimento, o lavoro, o attività redditizia, senza averi, se non oggetti trovati sul vasto campo di ricerca scavando nei materiali di scarto, loro stessi scarti di una società che si mostra respingente verso i più deboli e bisognosi. Il reietto diviene così l'aspetto negativo di questa cultura positivista, ma tra il gioco di luci ed ombre, il senso più che confondersi si fonde chiaramente. Paolo Romano

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