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Agosto 1957 - Eiger: l'ultima salita

Lo Stato dell'Arte

regia Alberto Bonacina

anno 2019

attori Alberto Bonacina Sara Velardo

scheda artistica
SINOSSI Agosto 1957. Claudio Corti e Stefano Longhi, due lecchesi, decidono di rincorrere un sogno: essere i primi italiani a conquistare la mitica Parete Nord dell’Eiger. La scalata si rivela drammatica, alla cordata dei due italiani si affianca quella formata da due scalatori tedeschi. La progressione è lenta e condizionata da continue scariche di sassi e ghiaccio. L’Orco non smentisce la sua fama. Il tentativo si concluderà in tragedia. Dei quattro alpinisti solo Claudio Corti sarà salvato. Dei tedeschi si perderanno le tracce. Il corpo senza vita di Stefano Longhi resterà appeso alla Parete Nord per quasi due anni diventando contemporaneamente attrazione e monito per turisti e scalatori. NOTE DI REGIA Con “Agosto 1957” abbiamo sì voluto raccontare la storia di uomini alla rincorsa di un sogno trasformatosi in incubo, ma anche quella di uomini che hanno avuto il coraggio di sfidare i propri limiti. Quali le emozioni? Quali i pensieri più intimi? Niente pietismo e niente sconti. Il punto di vista è quello di Stefano Longhi che si sviluppa in una dimensione onirica dove tempo e spazio perdono di significato a vantaggio della storia narrata. L’impianto drammaturgico permette così di evocare altri “fantasmi dell’Eiger”, vittime precedenti dell’Orco: Karl Mehringer, Andreas Hinterstoisser, Toni Kurtz, Mario Menti. Il testo è scritto appositamente per lo spettacolo da Mattia Conti. Le musiche, composte da Sara Velardo, disegnano un vero e proprio ambiente sonoro divenendo così parte integrante della drammaturgia. NOTA DELL’AUTORE Il testo è stato scritto dopo un lavoro di ricerca che ha contemplato la tragedia da tutti i punti di vista, per scegliere di concentrarsi su uno sguardo mai esplorato, quello di Stefano Longhi. La sua voce narrante lega i vari segmenti dello spettacolo. Stefano ci parla dalla cengia rocciosa su cui attende i soccorsi e viviamo insieme a lui incubi, paure, ricordi, sogni, fino all’accettazione del suo tragico destino. Stefano rimane solo, in mezzo al nulla, ma c’è sempre una presenza a sorvegliarlo: è lo spirito della montagna. Il monologo si trasforma così in un dialogo, uno scambio tra l’uomo e una natura misteriosa, rocciosa, crudele ma, a modo suo, materna. Proprio attraverso queste due voci, una umana e implorante, l’altra arcaica e ostile, prendono vita i momenti più lirici dello spettacolo. L’Eiger diventa luogo del sogno e della visione. Lo spettacolo vuole avvolgere il pubblico in questa atmosfera, sfuggendo i rischi della didascalia e della cronistoria e narrando la vicenda di Stefano Longhi con un taglio onirico ed emozionale.

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