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Gaetano, favola anarchica

Contestualmente Teatro

regia Riccardo Pisani

anno 2020

attori Nello Provenzano

scheda artistica
“Non ho ucciso Umberto. Ho ucciso il Re. Ho ucciso un principio” Lo spettacolo racconta la storia di Gaetano Bresci, l’anarchico regicida che il 29 luglio 1900 colpì a morte Umberto I, re d’Italia e ne racconta la vita attraverso la scelta di un linguaggio favolistico. La vicenda infatti si intreccia con “A toccare il naso del re”, racconto breve di Gianni Rodari, ed è proprio attraverso la dimensione del gioco che Gaetano arriva a determinare la sua crescita umana e politica. Toccare i nasi dei grandi prima, e dei potenti dopo, diventa il “piccolo atto rivoluzionario” attraverso il quale Gaetano, ancora giovanissimo, sente di poter annullare ogni distinzione di classe, in quanto sfiorare la carne altrui sottolinea quanto le differenze tra gli uomini non hanno ragione di esistere. A poco a poco scopriamo che Gaetano è sì un rivoluzionario, ma atipico, e alla ricerca costante di un equilibrio che possa conciliare i “dogmi” politici con la sua straripante passionalità. Gaetano è anarchico anche riguardo all’anarchia stessa, e la sua giovanile fascinazione per i miti antichi, gli permette di tracciare un percorso di maturazione personale che lo condurrà a un ineluttabile destino. Gaetano si scopre essere un eterno Icaro destinato a toccare il sole, e nel farlo scopre che le sue ali non si sciolgono bensì diventano più salde, e anche se lui morirà “suicidato” in carcere, il suo gesto non sarà stato vano, poiché d’esempio a chi raccoglierà la sua sfida, indosserà le sue ali, e farà del gioco una vera e propria rivoluzione. In scena con Gaetano, c’è un manichino di bambino (montato su base con ruote) con il quali intreccia un rapporto di condivisione e mutuo ascolto e in scena, su di un banco di lavoro, Gaetano fabbrica una coppia di ali con le quali vestirà il manichino. In qualche modo è il suo lascito all’umanità e a tutti i bambini ai quali è stata negata l’infanzia. Il linguaggio favolistico, è comunque alternato con un linguaggio più duro, politico e straripante, sottolineato dall’incessante ripetersi dell’unica musica che scandisce il “tempo reale”, in netto contrasto con l’assenza di suono e la sospensione del “tempo onirico”. Il monologo vive della contaminazione di diversi linguaggi della scena e ne scaturisce uno spettacolo dinamico, impegnato ma allo stesso tempo leggero e divertente. Questa alternanza emotiva e visiva va avanti fino alla fine, quando nel tirare le somme di un’intera vita, Gaetano si rivolge al pubblico in prima persona, svelando al contempo il messaggio dello spettacolo e la morale della favola, giusto prima di vestire le sue ali e simbolicamente spiegare il volo.

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