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Il Bue Nero

(S)Blocco5

regia Ivonne Capece

anno 2019

attori Elisa Petrolini, Nicola Santolini

scheda artistica
T'amo, o pio bove, diceva Carducci. Pio bove un corno, rispondeva Primo Levi, pio per eufemismo, pio sarà Lei, professore. Il Bue Nero è un viaggio nella memoria, ma non di quelli che ripercorrono la Storia. È un'indagine grottesca e provocatoria sulle incongruenze della natura umana, o forse della natura di noi italiani. Riflessione sul corpo, sul culto e il feticismo del grande capo con le corna. Al centro di tutto la Salma, la carcassa che sbarra la strada alla democrazia: un pò "bue nazionale" intento a lavorare sotto il pungolo della nazione, un pò "animale da corrida" da uccidere per non restarne uccisi. Il peso del corpo del dittatore, che ha dominato per vent'anni lo scenario politico ed emotivo degli italiani: questo il tema, raccontato attraverso una successione di quadri onirici che rendono lo spettacolo simile ad un viaggio nell'anima (e nelle anime) d'Italia più che nella sua storia. Antagonista? Il Corpo del Bue, prima perdutamente amato, poi odiato o goffamente rimosso. Protagonista, la coscienza privata e collettiva di un popolo, le sue dissociazioni e i suoi tormenti morali. I numerosi personaggi, interpretati da due attori, sono una lunga processione di fantasmi della vergogna - incubi, illusioni, imbarazzanti debolezze o prodezze da rimuovere - esposti allo sguardo degli spettatori come su impietoso Piazzale Loreto della memoria. Lo spettacolo accusa l'Italia storica e la repubblica che ne è derivata: sorta sul bisogno di dimenticanza e sulla rimozione del senso di colpa, su una festa di fondazione difficilmente commemorabile, su un perdono sporco, sul sabotaggio interno dell'Italia stessa – divorata dalla sua cattiva coscienza – che si è fatta da sola pessima esegeta della Costituzione che aveva scelto. Una repubblica che non si fonda sul lavoro, come cita l'articolo 1, ma sul Lutto: una successione di imbarazzanti lutti, fastidiosi da negare, pericolosi da ricordare. Il Bue Nero è il primo spettacolo di una trilogia dal titolo "Io non ci sono. Tra fascismo, antifascismo e post-fascismo", incentrata sull'idea dei luoghi come Body History: corpi imperituri che contengono altri corpi destinati a scomparire. Il progetto, che racconterà la parabola italiana dal 1912 al primo trentennio della repubblica è vincitore del Bando per la memoria 2019 Regione Emilia Romagna, finanziato da Regione Emilia Romagna, in partnership con Centro di Produzione Elsinor Forlì, Aics, ATRIUM, Comune di Bologna e Comune di Forlì

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