Questo sito si serve dei cookie di Google per le statistiche anonime. Se prosegui la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie. Leggi la cookie policy Chiudi

Quirk of fate

tostacarusa

regia Tolja Djokovic

anno 2020

attori Aura Ghezzi; Martina Tinnirello; Tolja Djokovic

scheda artistica
Quirk of fate nasce da un corpo a corpo con il romanzo L'arte della gioia di Goliarda Sapienza. Il testo ci è esploso tra le mani, ne abbiamo raccolto i detriti e questi hanno chiamato in causa le nostre esperienze personali per arrivare al cuore di una domanda: se c'è, qual è l’arte della gioia? Questo interrogativo ha innescato un’indagine sentimentale e prodotto una drammaturgia originale. La protagonista del libro ha una battaglia da portare avanti: sviluppare liberamente i suoi rami. Siamo partite individuando la nostra questione personale, scoprendo che riguarda la crescita come accettazione della differenza, della propria eccentricità. Eccentrico come fuori dal centro, marginale, periferico, come oggetto di repressione su varia scala. L’avventura raccontata da Quirk of fate è legata al guardarsi intorno e accettare di essere fuori, lontana, differente. Tre figure prendono la parola e il proprio corpo per raccontare questo capriccio della sorte. Quirk of fate mette in scena non il romanzo, ma la nostra esperienza di lettura sommata alle nostre esperienze di vita. Il luogo biografico da cui partiamo è il crinale dei trent’anni. Lo spettacolo è costruito come una collana di frammenti che compongono le fasi di una crescita. Un episodio del libro diventa il filo rosso. Una giovane donna desidera sapere che cos'è il mare e, quando lo vede per la prima volta, vuole imparare a nuotare. Quirk of fate è un inciampo, un ostacolo: "Non si può imparare da adulti". Questo limite, e l'ostinazione con cui lei decide a tutti i costi di imparare, è l’innesco della nostra storia. La sfida del nuoto disegna lo spazio scenico, che è allo stesso tempo la camera privata di una donna e una piscina sportiva. In un recinto a pianta centrale, il pubblico seduto sui lati lunghi, tre donne abitano lo stesso spazio in apparente solitudine e rievocano momenti salienti della loro vita. Il racconto è di chi lo esegue: le attrici dominano interamente tutti i meccanismi narrativi della rappresentazione, compreso impianto audio e luci. Non è prevista una postazione di regia esterna, non ci sono quinte, non ci sono uscite, non ci sono cambi che non siano a vista. Le tre donne lavorano insieme, come le facce di un prisma, per costruire delle scene del passato che emergono dal buio e sono concatenate come in un sogno o un flusso di coscienza. Il pubblico è invitato a osservare direttamente cosa accade da una posizione privilegiata di osservazione. Viene interpellato dagli occhi e dalle parole dei personaggi. Quirk of fate si interroga - e interroga - sulla natura del racconto e dell’arte del raccontare. Pubblico e attrici camminano insieme sulla linea sottile tra l’essere completamente immersi in questo gioco e il non potervi entrare fino in fondo. Tre giovani donne alla soglia dei trent’anni guidano gli spettatori in un gioco che riguarda il narrare, l’esporsi, l’interpretare. Un gioco che, nostro malgrado, riguarda il teatro, arte misteriosa e forse nostra arte della gioia.

Visualizza la scheda completa su SONAR