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Quirk of fate

tostacarusa

regia Tolja Djokovic

anno 2020

attori Aura Ghezzi; Camilla Lopez; Tolja Djokovic

scheda artistica
Quirk of fate nasce da un corpo a corpo con il romanzo L'arte della gioia di Goliarda Sapienza e dalla necessità di interrogarsi su che cosa possa essere mai quest'arte misteriosa. Il testo ci è esploso tra le mani, ne abbiamo raccolto i detriti e questi hanno chiamato in causa le nostre esperienze personali, producendo una scrittura originale che tratta il romanzo-matrice come una mappa da seguire per arrivare al cuore di una domanda: se c'è, qual è quest’arte della gioia? La protagonista del libro ha una battaglia personale da portare avanti, sviluppare liberamente i suoi rami. Siamo partite individuando la nostra questione personale, scoprendo che riguarda la crescita come accettazione della differenza, della propria eccentricità. Eccentrico come fuori dal centro, marginale, periferico, come oggetto di repressione su varia scala. Quirk of fate è una collana di frammenti che raccontano le fasi di una crescita. “Chiunque abbia avuto l’avventura di doppiare il capo dei trent’anni sa quanto sia stato faticoso scalare il monte che dalle pendici dell’infanzia sale sino alla cima della giovinezza.” Tre donne allo scoglio dei trenta prendono la parola e il proprio corpo per raccontare quest’avventura. Un singolo episodio del libro diventa un filo rosso. Una giovane donna desidera sapere che cos'è il mare e, quando lo vede per la prima volta, vuole imparare a nuotare. Quirk of fate è un inciampo, un ostacolo: "Non si può imparare da adulti". Questo limite, e l'ostinazione con cui lei decide a tutti i costi di imparare, è l’innesco della nostra storia. Quirk of fate è anche un prisma sul femminile: la nostra protagonista ha molti avatar, incarnazioni che appartengono sia al mondo secolare che a quello del mito e hanno tutte a che fare con una vita enigmatica, con un segreto scandaloso da difendere (Tina Modotti, Scarlett O’Hara, Maria Lai, Moll Flanders, Nadia Comaneci, Ada McGrath). Abbiamo accostato le storie di queste donne alle scene che erano rimaste del romanzo, fino a trovare gli elementi ricorrenti che riguardano ancora l'avventura del vivere passando di avversità in avversità, trovando un'arte in ogni inciampo. Quirk of fate è letteralmente uno scherzo, un capriccio della sorte, una condizione di scomodità o di svantaggio che si rivela, invece, un principio vitale. Un linguaggio teatrale ibrido riflette questa varietà di riferimenti, a un racconto e un recitato lineare si intrecciano momenti performativi in cui l'indagine fisica prevale su quella della narrazione. Anche lo spazio scenico riflette queste infrazioni. La sfida del nuoto disegna un contenitore generale, una piscina sportiva. Al suo interno però si incontrano alcune piccole postazioni, ad esempio una poltrona o una tavola apparecchiata, isole di iperrealtà che dialogano con il mito centrale (la nuotatrice) grazie a oggetti minimi e realistici, ganci concreti che permettono di entrare e uscire dai livelli della narrazione (onirico, realistico, fantastico, verosimile).

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