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Acqua sporca

BRAVEMANproductions

regia Bruno Barone

anno 2017

attori Amanda Sanni

scheda artistica
Una donna nuda in proscenio, dal suo ombelico un lungo drappo di tessuto scivola morbido sul palco fino ad arrivare ad un grande vaso in terracotta di forma semisferica. Il recipiente è pieno di argilla e acqua sporca. Quest'acqua è il centro cardine del monologo, le condizioni di vita in cui versano le popolazioni nell'Africa sub sahariana, la mancanza di acqua, le ore di cammino necessarie per rifornirsene, l'insalubre condizione di vita. Un' acqua infetta, unica possibilità di sopravvivenza ma anche mezzo di trasmissione di malattie e morte. Un legame viscerale a una madre terra che sembra però risucchiare i suoi figli, quei figli abbandonati e dimenticati dai propri fratelli. Una donna, i suoi ricordi, le sue difficoltà, la fine del suo bambino ritornato a quella terra a cui anch'essa dopo una lunga lotta deciderà di abbandonarsi. Ma proprio in quel momento quando la donna sfinita crolla al suolo, coloro che avevano abbandonato, i fratelli indifferenti e distratti, avranno la possibilità di allungare una mano e di comprendere quanto un piccolo gesto compiuto da ogni fratello possa cambiare il destino e salvare una vita. Lo spettacolo si evolve attraverso la metamorfosi della sua protagonista che attraversa vari caratteri, a partire da una Parca, divinità che tesse il destino dell'umanità, passando a un essere malvagio che rappresenta la personificazione del male che infesta e uccide quelle povere popolazioni, fino ad arrivare poi a rappresentare donne africane con le loro storie ricavate da vere testimonianze. Attraverso queste suggestioni lo spettacolo cerca di provocare, stimolare e colpire lo spettatore guidandolo in una partitura emotiva che possa portarlo finalmente a prendere consapevolezza di un problema concreto e quanto mai attuale. L'argomento che si è deciso di affrontare era un argomento molto complesso, in particolare per la grande possibilità di creare una pièce retorica, che non avesse la capacita in definitiva di stimolare l'empatia dello spettatore e la sua capacità di auto immedesimazione. Nello scopo di evitare ciò si è cercato di eliminare qualsiasi intervento nozionistico e informativo riguardante la situazione e concentrarsi più su di un aspetto simbolico, evocativo ed emozionale. Si è deciso di scegliere un'attrice protagonista dai colori chiari, proprio per rendere un'immagine universale, per mostrare come questo problema possa e debba essere vissuto come un problema di tutti e non relegato semplicemente alle etnie africane. La sua purezza sarà violata dal fango da quell'acqua che sporcherà e contaminerà le sue membra. Molti simboli sono stati scelti per narrare questo racconto. La scelta del recipiente a forma sferica, richiama la terra, la donna legata inscindibilmente ad essa da un lungo cordone ombelicale, cordone che diverrà figlio, anch'esso strettamente connesso alla sua madre e alla terra.

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