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LA STANZA (Οἰδίπους)

Francesco Puleo

regia Francesco Puleo

anno 2017

attori Francesco Puleo

scheda artistica
Lo spettacolo è un riadattamento dell’ “Edipo Re” di Sofocle. La vicenda mantiene, in generale, le caratteristiche di contenuto, formali, di testo e la struttura classica ma il testo sofocleo viene tagliato, rielaborato e ricomposto in un soliloquio allucinato. In una stanza, che è la stanza dei bottoni ma anche quella dello psicologo o il luogo del disagio odierno, l'attore si sdoppia tra il personaggio di Edipo e il corifeo, mettendo in evidenza il travaglio psicologico del personaggio, il suo impulso di conoscere se stesso. Molto spesso fuggiamo da questa intuizione, spaventati dal dover abbandonare le nostre sicurezze, cerchiamo riparo fuori, lontano da noi, producendo una serie di automatismi, perseguendo una modalità tutta concentrata sull’esterno che sfocia nella confusione e che cerca la colpa all’esterno, negli altri, in Dio, nella sfortuna ecc… perciò rimaniamo estranei a noi stessi e al mondo, degli stranieri. Se questo meccanismo è deleterio a livello individuale, lo è ancora di più nel momento in cui è l’uomo di potere, il governante, il politico ad agire in questa maniera. Senza porsi di fronte alla propria responsabilità ed etica privata governerà, incolpando gli altri del problema, cercando una soluzione che è solo esteriore e mai sostanziale. Lo spettacolo vuole interrogarsi su questo messaggio di Sofocle: solo un uomo individualmente risolto può governare altri uomini, e questo non può avvenire attraverso l’intelligenza, la forza, il potere o altri mezzi esterni ma solo attraverso la consapevolezza di chi si è e il riconoscimento dell'altro in quanto simile e non straniero. Ma una volta riconosciuta questa tragica consapevolezza si è veramente in grado di governare? Per il momento Edipo ha il coraggio di fare quello che la maggior parte degli uomini forse non fa, prendersi la propria responsabilità ed essere annientato, annullare il proprio ego, per questo è un eroe. Dramma dell’agire inconsapevole, in questa rivisitazione gli elementi sociali diventano denuncia della violenza cieca del potere e della guerra e quelli psicologici acquisiscono caratteristiche radicali vicine alla malattia mentale, nella cornice della superficialità della nostra società televisiva. La tv è l'oggetto attraverso cui Edipo il governante parla prima all'esterno e poi il mezzo attraverso cui arrivano i messaggi deliranti dell'esterno.

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