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Zenith e Nadir

Tropico del circo

regia Eugenio di Vito

anno 2019

attori Anton De Guglielmo, Valentina di Emidio, Giulio Venturini, Margherita Gasperini

scheda artistica
“Zenith e Nadir” è uno spettacolo in cui, attraverso i corpi degli artisti e gli strumenti di circo, viene esplorato il mondo eccentrico: tutto quello che è fuori dal centro, dall'equilibrio frainteso per stasi. La mancanza di equilibrio viene quindi vissuta come possibilità di cambiare, di giocare, di sperimentare forme di libertà creative e inaspettate. La trasformazione delle relazioni e dei giochi condi visi tra gli interpreti vanno a comporre una drammaturgia onirica che ha il compito di narrare un universo diventato surreale, che non ha più un solo centro, che non trova quiete e che proprio per questo si può definire in equilibrio. Ha la potenzialità di avvicinare i bambini e gli adulti al mondo del teatro fisico e del circo contemporaneo, grazie a un linguaggio artistico coinvolgente ed empatico. Racconta e fa riflettere su temi universali: l'incontro con l'altro, l'amicizia, la paura del diverso, la trasformazione della vita. Utilizza un linguaggio fantastico, pieno di immagini oniriche, create grazie ai macchinari scenici e all'espressività di corpi danzanti e acrobatici. Questo linguaggio fantastico è di per sé trasversale, senza bisogno di entrare nella cronaca quotidiana arriva a toccare temi attuali e presenti. Il concetto attorno a cui si è sviluppato il lavoro creativo è l'assenza di equilibrio. L’assenza di equilibrio che diventa libertà. Libertà di cadere, di sbagliare, di crescere, di muoversi all'interno di confini che diventano sempre più ampi e difficili da oltrepassare. Questa esplorazione mette in luce come lo strumento universale per affrontare i limiti, le regole e le difficoltà sia sempre il gioco. Lo spazio scenico è uno spazio di margine, fatto di periferie, come lo è la Luna, o il pianeta del Piccolo Principe, ma anche come lo sono le teorie quantistiche e gli scritti di Ludwig Wittgenstein. I corpi dei personaggi sono il mezzo attraverso il quale, queste periferie riescono a dialogare. In maniera analoga, a partire dalle riflessioni fatte sulla relazione tra il linguaggio del circo, quello del teatro di strada e quello del teatro popolare (ovvero in relazione con/per il pubblico), affrontiamo le possibili linee di confine tra questi diversi generi, per capire quando/come/perché un genere scavalla nell'altro. Il circo si mescola quindi con gli altri generi performativi: la danza prima di tutto, il teatro fisico in maschera, l'utilizzo di costumi e oggetti di scena vivi che azionano meccanismi, e trasformano il corpo degli interpreti e il loro movimento. Un circo fortemente contaminato dal desiderio di ricercare i propri confini e di superarli dichiarandolo, per diventare qualcosa d'altro, popolare e sofisticato allo stesso tempo.

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