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Radio ghetto_voci libere

Radio Ghetto

regia Luca Lòtano

anno 2019

attori Francesca Farcomeni Biografia: Si diploma al “Centro Internazionale la Cometa” di Roma con i Maestri Nikolaj Karpov, Alan Woodhouse, Natalia Zvereva, Irina Promtova, Lilli Cecere, Valeria Benedetti Michelangeli, Gianfranco Isernia, Gabriella Borni, Shona Morris. Studia con Tomi Janezic, Eimuntas Nekrosius, Serena Sinigaglia, Cristina Pezzoli, Silvia Bennet, Isabelle Magnin, Roberto Castello, Massimiliano Civica. Dal 2004 al 2010 lavora con la compagnia Triangolo Scaleno Teatro diretta da Roberta Nicolai condividendo un percorso di ricerca sul teatro contemporaneo e mettendo in scena opere di Kafka, Pasolini, Brecht. Dopo l’incontro con Cristina Pezzoli e Letizia Russo partecipa all’esperienza dello “Spazio Compost” di Prato collaborando a progetti di ricerca nell’ambito delle tecniche d’improvvisazione teatrale. Inizia qui un percorso che vede l’attore sempre piu implicato come autore di se stesso nella creazione di drammaturgia e regia in tempo reale. Questi stessi principi sono anche alla base di un altro progetto che porta avanti da diversi anni in collaborazione con Compagnia Elena Vanni: “A.R.E.M.” spettacolo e format interamente basato sull’improvvisazione e che reinterpreta il rapporto con lo spettatore coinvolgendolo anche come co-autore. Proseguendo la ricerca verso la sperimentazione e la creazione di drammaturgia scenica originale, nel 2017 mette in scena "Bella Addormentata" , ispirata al romanzo breve "E' stato cosi" di Natalia Ginzburg e alla favola omonima. Lavora (tra gli altri) con Sergio Fantoni, Ottavia Piccolo, Cristina Pezzoli, Letizia Russo, Angela Finocchiaro, Laura Marinoni, Vittorio Viviani, Lucrezia Lante della Rovere, Pierpaolo Sepe, Lisa Ferlazzo Natoli, Francesco Zecca, Fabiana Iacozzilli, Compagnia La fabbrica dell’attore-Teatro Vascello, Compagnia Lafabbrica. Collabora a progetti di training permanente finalizzati alla ricerca, allo scambio e alla contaminazione artistica multidisciplinare. Come attrice e come formatrice crede nel teatro come in un’opportunità unica di connessione e relazione, come spazio aperto all’esplorazione e alla ricerca paziente e continua della poesia nella realtà che mette l’attore al centro del processo creativo facendo della presenza un elemento attoriale imprescindibile.

scheda artistica
Capitalismo, migrazioni, sfruttamento. Ma cos’è, in fondo, un ghetto? Esiste davvero? Chi ci vive? Cosa sognano i suoi abitanti, cosa vedono, che musica ascoltano, cosa mangiano, cosa significa e perché vivere in una baracca in mezzo alle campagne nell’Italia del 2019? E ancora, perché un gruppo di occidentali passa due mesi a vivere all’interno di quei ghetti? Il progetto teatrale Radio Ghetto_voci libere nasce per mettere in scena, in una modalità performativa, l’archivio e l’esperienza della radio partecipata vissuta all’interno dei ghetti dei braccianti agricoli; creare un luogo scenico nel quale possa nascere una nuova lingua, un altro modo di raccontare, con la voce di chi per Radio Ghetto è passato e continua a passare. Lo spettacolo diventa allora un viaggio sonoro, un dialogo tra racconto dell'attrice e tracce audio, il momento della restituzione scenica un modo per performare l’archivio fatto di di schegge sonore – storie, conversazioni, rumori ambientali, musiche. In bilico tra l’indagine, l’evocazione e la messa in scena, il progetto è un invito a riconoscerci, a tornare in quel ghetto che appartiene a tutti, se non come luogo come condizione esistenziale. E mentre la voce della radio e quella dell’attrice in scena dialogano, si interrogano, si sovrappongono quasi a confondersi, ci si rende conto che oltre l’oppressione, lo schiavismo moderno, le baraccopoli e i campi che ci circondano, ciò che si trova in fondo è un richiamo alla vita. COME NASCE IL PROGETTO: Radio Ghetto nasce come progetto di radio partecipata - strumento di comunicazione e dibattito per le comunità di braccianti stranieri che vivono nelle campagne dell’agro foggiano. I volontari del collettivo dal 2012 hanno fisicamente portato nella capitanata pugliese tutta la strumentazione necessaria per l’avvio delle trasmissioni. La radio ha utilizzato come strategia metodologica un approccio partecipativo, che vede braccianti, migranti e abitanti del ghetto essere animatori e protagonisti in prima persona delle attività della radio. Per favorire questo approccio, i volontari del progetto radio-ghetto si trasferiscono fisicamente nel Ghetto durante I mesi estivi della raccolta del pomodoro, dormendo, vivendo, mangiando e condividendone difficoltà, ostruzioni e capacità. Radio Ghetto è diventata così nel corso di questi suoi anni di attività uno spazio libero in cui dibattere e rilassarsi, scherzare e arrabbiarsi; un’esperienza per entrare in relazione, per immaginare alternative possibili allo sfruttamento e all’isolamento, un contenitore di storie, di persone diverse, racconto di luoghi che sulle mappe sembrano non esistere.

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