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Fog

Mind the step

regia Salvatore Cutrì

anno 2020

attori Claudia d'Avanzo, Simone Mazzella, Manuel Severino, Alessia Santalucia.

scheda artistica
SINOSSI Tania e Karla si conoscono un venerdì mattina nel bagno della scuola. Parlano a lungo, sono molto diverse eppure si trovano d’accordo su tutto. Si danno appuntamento per la sera al centro commerciale e lì incontrano Paco, un ragazzo del quinto anno che gli propone di continuare la serata a casa sua. Tania vorrebbe evitare, ma Karla accetta e la trascina con sé. I tre ragazzi non si conoscono bene, all’inizio sono un po’ imbarazzati. Per smuovere le cose decidono di avviare una diretta streaming. È una cosa che fanno spesso, non c’è nulla di strano. Per loro non è strano neanche baciarsi o spogliarsi davanti a una videocamera, tutto è un gioco. NOTE DI DRAMMATURGIA In seguito ad una riflessione intorno al rapporto che esiste oggi tra sesso e tecnologia, rielaborando liberamente un fatto di cronaca, Fog racconta - con un linguaggio crudo e distaccato - di un abuso trasmesso in diretta streaming che non viene riconosciuto come tale. Il porno on line, le app per incontri, i social, stanno davvero cambiando la nostra percezione del sesso e degli altri? Quante volte il nostro sguardo non è in grado di individuare il limite tra normalità e violenza, soprattutto attraverso il filtro di uno schermo Lcd? Si tratta di quel processo che Bauman ha definito adiaforizzazione, cioè il "rendere determinate azioni o determinati oggetti moralmente neutri, escludendoli dalla categoria dei fenomeni a cui si applica il giudizio morale". Una 'insensibilizzazione' alla crudeltà, insomma, che deriva da una sovraesposizione alle immagini di sofferenza umana e dalla distanza tra coloro che si macchiano della crudeltà e le loro vittime. Da questa idea di percezione alterata della realtà nasce Fog, nebbia, titolo che rimanda alla scarsa visibilità che abbiamo quando non riusciamo a osservare il mondo che ci circonda e, di conseguenza, non siamo più in grado di capirlo e interpretarlo. NOTE DI REGIA Per mettere a fuoco un tema delicato e continuamente discusso come quello della tecnologia abbiamo deciso di non utilizzare il dispositivo; ma solo tre sedie - elementi versatili atti a restituire le atmosfere necessarie - un microfono e una loop station che irrompono a scandire il tempo in un momento di totale incoscienza (come metronomo dell’incoscienza). Poi, quello che ci sembra più importante: i corpi degli attori, tutti tra i venti e i trent’anni d’età. Lavorare con loro ci ha messo di fronte all’evidenza che Fog racconta una storia comune alla nostra generazione. Ci siamo quindi collegati alle nostre esperienze personali per arrivare a quelle di Tania, Karla, Paco e di Utente, dando vita a giochi e sovrapposizioni che fanno leva sulla totale rottura della quarta parete. Senza voler esprimere un giudizio portiamo allo spettatore una storia semplice, eppure agghiacciante, a tratti comica e irriverente, nella speranza che un racconto diretto e acritico possa ingenerare domande alle quali ci sembra così difficile rispondere.

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