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L'eco della falena

Cantiere Artaud

regia Ciro Gallorano

anno 2019

attori Sara Bonci e Filippo Mugnai

scheda artistica
"L'eco della falena" è una ricerca sul concetto di tempo come ricordo, memoria felice e traumatica dell'infanzia, che si fa assenza e mancanza, un tempo che scorre e porta via le persone care, un tempo che invecchia e cura il nostro corpo, che trasforma le azioni in abitudine, un tempo che vorremmo possedere con violenza, gestire, ma che scivola dalle mani e si fa spesso paura del futuro in quanto ignoto. Figure esili, ispirate alla vita e alle opere di Virginia Woolf, si materializzeranno in scena mostrandoci la loro ferita più segreta e svelandoci la loro solitaria e tormentata bellezza. Nei suoi testi la scrittrice britannica entra spesso in conflitto con il tempo e si confronta con questo elemento che deteriora i suoi personaggi dal punto di vista emotivo e fisico. In "Gita al faro" il tempo agisce in maniera inesorabile: morte e consunzione di uomini e oggetti fanno da sfondo al desiderio di raggiungere il faro. Il tempo nelle opere di V. Woolf è anche inteso come estensione dell'attimo, in "Mrs Dalloway" viene descritto tutto d'un fiato un solo giorno. L'autrice riesce anche a prendersi gioco del tempo e a trattarlo con ironia in "Orlando", in cui un solo personaggio attraversa i secoli e più vite. Infine, scrive un romanzo in cui il protagonista assoluto è il tempo, "Le Onde", che ripercorre le storie di sei personaggi amici dall'infanzia nell'arco di tutta la loro vita. Nonostante i riferimenti letterari, lo spettacolo è un racconto silenzioso non descrittivo. L’obiettivo non è indicare una strada su come relazionarsi al tempo, ma evocare, restituire un clima, far immergere lo spettatore in una musica, un rumore, un gesto o una parola. La ricerca mira a riscoprire gli elementi più profondi e primordiali dell'animo umano. Una donna ci guida nei meandri della sua stanza, che sta a rappresentare il suo mondo interiore. Ogni movimento è sempre volto a far accadere qualcosa, il gesto nasconde in sé qualcosa di ancestrale. Sul fondo della stanza c’è una grande porta a vetro: la porta chiusa rappresenta ideologicamente il futuro, uno spazio-tempo sospeso che ci invita a immaginare che cosa ci sia oltre. La donna è incapace di aprirla, forse per paura di ciò che ancora non conosce, ma la porta nel corso della rappresentazione inevitabilmente si aprirà per portare in luce la memoria, il passato. Altra presenza importante è l'acqua, elemento che con il tempo corrode e arrugginisce gli oggetti, che ci fa subito pensare allo scorrere dei fiumi e al flusso delle onde che si infrangono su una battigia (immagine tanto simile al fluire del tempo). L'acqua ha un doppio valore: sorgente di vita, ma anche elemento di morte (la stessa Woolf si è suicidata annegandosi nel fiume Ouse). La scena è ornata di pietre e anch'esse hanno una doppia valenza: strumento di punizione, lapidazione, ma anche simbolo della costruzione, dell'erigere.

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