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Padre d'amore Padre di fango

Compagnia Pietribiasi/Tedeschi

regia Cinzia Pietribiasi

anno 2019

attori Cinzia Pietribiasi (performer), Giorgia Pietribiasi (suoni)

scheda artistica
Lo spettacolo racconta la storia di una relazione. Quella di una figlia con il proprio padre. Una storia vera che non viene raccontata ma piuttosto attraversata. Il luogo dove tutto accade è Schio, cittadina operaia in provincia di Vicenza. La piccola e industriosa città, che vede nascere e crescere grandi aziende tessili come la Lanerossi, negli anni 80 viene letteralmente sommersa dall’eroina, assistendo con indifferenza e paura all’annichilimento della generazione venti-trentenne dell’epoca. Il padre, a cui fa riferimento il titolo dello spettacolo, è uno di quei tanti giovani che dall’impegno politico e la lotta operaia passano all’abuso di una sostanza che fa piazza pulita di tutti gli affetti e di tutte le passioni. Una sostanza che vince sempre, che si impone prepotentemente e mina tutti i rapporti familiari. La figlia è l’autrice dello spettacolo. Nel momento in cui il padre decide di cambiare vita, entrando in una comunità terapeutica, è una bambina di dieci anni. Siamo nel 1989 e il mondo attorno cambia drasticamente. Si delinea un modo pre e un mondo post. La scrittura autobiografica, dallo stile quasi cinematografico, procede per frammenti, immagini della memoria, odori degli ambienti abitati, eventi storici e copre un arco di tempo che va dal 1979 al 1992. La narrazione, in seconda persona, è scevra di giudizi e commenti e rispecchia il punto di vista della bambina, che lentamente, ma inesorabilmente, diventa consapevole di ciò che sta accedendo a suo padre. Attraverso l’occhio della webcam, gestita in tempo reale, il corpo, con i suoi segni e le sue cicatrici, diventa mappa di un percorso a ritroso nella memoria. Lo schermo restituisce una visione altra sia sul corpo che sulla cartina geografica, presente in scena, sulla quale si muovono dinosauri e paperelle ingigantiti e fuori scala. A completare la mappatura della memoria, un albero genealogico e un’istallazione olfattiva che restituisce gli odori delle case abitate dai protagonisti. L’autrice è in scena con la giovane sorella, Giorgia Pietribiasi, cantautrice e musicista. Gli spettatori sono convocati per essere testimoni di un atto d’amore che si realizza nel processo creativo e in ultima istanza nello spettacolo stesso. Se esiste un senso, l’unica salvezza risiede in un inno collettivo alla vita. Il primo embrione di spettacolo nasce grazie ai consigli del regista Franco Ripa di Meana. A seguito dell’incontro con Lola Arias, matura l’interesse per la narrazione attraverso archivi di documenti, lettere e fotografie. Fondamentale il rapporto coltivato con Alina Marazzi, che aiuta l’autrice a sviluppare una riflessione emozionale sulla memoria privata. Infine giunge la possibilità di avere un giusto tempo di creazione, grazie alla residenza artistica offerta da Zona K, con il sostegno di IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia e un tutoraggio di Stefan Kaegi. L’anteprima dello spettacolo è stata presentata il 21 e 22 novembre 2019 a Milano, presso Zona K.

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