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Shakespeare In Socks

ilinx

regia Nicola Castelli

anno 2019

attori Barbara Mattavelli, Luca Marchiori

scheda artistica
L’idea alla base del lavoro risale a più di 10 anni fa, nata come boutade durante un viaggio di Compagnia fra una replica e l’altra. Forse a causa della stanchezza accumulata, iniziammo a ridere immaginandoci uno spettacolo che condensasse tutte le opere di Shakespeare, utilizzando dei calzini al posto dei personaggi. Ci divertiva il fascino blasfemo di ridurre storie vaste e potenti come l’Amleto o l’Otello ad uno scambio secco di battute, in una cornice così poco seria. Il titolo era praticamente inevitabile: Shakespeare in Socks. Non sapremmo spiegare bene né come né perché nel Gennaio 2019, dopo averlo rievocato per l’ennesima volta, nel giro di un paio di settimane si è costituito un piccolo team di lavoro e siamo partiti con la fase di esplorazione. Il patto fra di noi era esplicito: avremmo “giocato” per un paio di mesi, trovandoci ogni tanto in sala per provare a metter in movimento i testi progressivamente abbozzati; se ne fosse venuto fuori qualcosa di sensato, avremmo continuato, altrimenti l’idea sarebbe stata definitivamente accantonata. Nonostante una buona dose di perplessità iniziale, abbiamo dovuto pian piano arrenderci all’evidenza che forse la strada era davvero percorribile! L’immaginario di riferimento è quello degli imbonitori di strada, dei maghi viandanti, ciarlatani illusionisti, che si muovono di piazza in piazza con il loro carrozzone offrendo meraviglie e promettendo l’incredibile. È così che si presentano al pubblico il mesmerico Mr. Doublepee e la misteriosa Miss Pickles, mentre preparano la loro scena (una struttura a metà strada fra una baracca per burattini e una scatola magica per illusionisti): avvisando gli spettatori che stanno per assistere ad uno show eccezionale, extra-ordinario, ai limiti delle possibilità umane. I due attori intendono recitare tutto il teatro di William Shakespeare in meno di 60 minuti, con l’ausilio di un esercito di calzini appositamente disposti su un grande stendibiancheria. Daranno vita a più di 30 opere e ad oltre 100 personaggi, in un turbine di storie che seguirà l’ordine cronologico con cui il grande Bardo le ha consegnate alla storia. Di ogni testo verrà colta e trasmessa l’essenza, andando così a comporre una sorta di summa maxima del teatro Shakespeariano. Tuttavia ben presto l’impresa si rivelerà impraticabile: con un vincolo di tempo così stringente, le trame inizieranno ad essere pian piano asciugate e deformate ben oltre il consentito, a discapito anche del linguaggio, che si farà sempre meno fedele all’originale. Ma nemmeno questa progressiva accelerazione sarà sufficiente per vincere la sfida: la spossatezza fisica e la competizione fra i due attori li metterà ad un certo punto nelle condizioni di non poter più continuare, rendendo necessario il coinvolgimento diretto del pubblico. In un crescendo di tensione comica, all’esaurirsi del tempo una buona fetta della platea si ritroverà con un calzino infilato nel braccio e, ci auguriamo, il sorriso sul volto.

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