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PATER

MANOVALANZA

regia Adriana Follieri

anno 2019

attori Aliou Aboubakari, Sal Cammisa, Federica Di Gianni, Mactar Fall, Zainab Lokman, Amadou Korka Jallow, Mouhamed Mane e il piccolo Alì Lokman

scheda artistica
Nell'ottobre 2018 in occasione di "Intrecci - Festival del Welfare e dell’Intercultura" a Napoli abbiamo ricevuto l'invito a realizzare un laboratorio teatrale integrato rivolto agli abitanti della città, napoletani e giovani migranti richiedenti asilo: questa compagine si è rivelata particolarmente felice, e davvero singolare il potenziale artistico, tanto da suggerirci di approfondire il lavoro anche a festival concluso. La compagnia di PATER nasce così, ascoltando questo desiderio di profondità e di cura, con l'unico minimo merito di lasciare spazio al non prevedibile, di accogliere il dubbio. Senza pruriginoso interesse per le biografie di ciascuno, né velleità documentaristiche, abbiamo dato spazio all'attore, ai temi che toccavano ciascuno di noi, perché costituissero un trampolino di lancio per tutti, gioco di evoluzione, slancio e immersione. Abbiamo letto insieme le parole di Simone Weil, da quelle siamo andati in cerca della nostra traduzione scenica, fino a giungere ad una drammaturgia scarna, essenziale, artefice di visioni semplici e simboliche; ne è risultato un lavoro d'autore collettivo, in ricerca dell'equilibrio tra tutte le diverse voci che compongono l'affresco finale: drammaturgia è la musica, la luce, il gesto e il testo, ogni elemento di scena, il colore. In un tempo in cui è l'individualismo a vincere tutte le sfide, abbiamo tentato di concederci lo spazio e il tempo della cooperazione. Se il giudizio universale risuona come sottilissima linea continua, presenza insinuata nel percorso di ciascuno, se tutto ciò che si può fare è invocare, se pure si chiama senza ricevere risposta, se il padre è assente, forse troppo impegnato negli altri paradisi, o forse confuso sotto nomi diversi, quale tracciato di solitudini condivise disegnerà le linee di una nuova genesi? Quale l’affresco, quale la geografia nata dalla tentata rigenerazione dei corpi e dei linguaggi? Il bisogno, l’invocazione, l’assenza, si manifestano violenti e senza confini, uguali per ciascuno di noi umani. La domanda cade nel vuoto. Il vuoto è una bolla meravigliosa dentro cui stare sospesi. Nel silenzio dell’attesa risuonano tutte le parole scritte e custodite nella grande biblioteca, sotto la pioggia che lava e benedice, nel cerchio del canto di un bambino. Pater si muove intorno alla questione del libero arbitrio, interrogandosi sulle conseguenze e le possibilità di ciascuno di fronte alle proprie scelte. È un lavoro sul movimento poetico e vitale che si origina e prende forza dalla piccola storia di una comunità. È una piccola risposta all'ingombrante presenza del patriarcato culturale, che è solo apparentemente superato in questo tempo, e invece manifesta radici solidissime e dure da estirpare. È un lavoro sull’essere umano e sulla natura, anche urbana, che accoglie e respinge. La drammaturgia originale si ispira al saggio di Simone Weil “Attesa di Dio” ed in particolare allo scritto A PROPOSITO DEL PATER. Premio Nuove sensibilità 2.0

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