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Da grande voglio fare il mafioso

La Compagnia le Lucciole

regia Federica Cucco

anno 2018

attori Mariangela Diana e Paolo Bruini

scheda artistica
Lo spettacolo nasce da una collaborazione artistica di ormai 3 anni tra la Compagnia delle Lucciole e presidio “Peppe Tizian” di Carpi. Una sfida difficile, parlare di Mafia ad un pubblico di qualunque età, in maniera ironica. Far passare eventi così tragici attraverso una risata. Da tempo la Compagnia delle Lucciole si occupa di drammaturgia e messe in scena che riguardano eventi di cronaca legati alla criminalità organizzata. Due anni fa con lo spettacolo “Nati per lasciare il segno”, sempre in collaborazione con il presidio Peppe Tizian, abbiamo riportato l’attenzione su due figure fondamentali per la lotta contro le Eco Mafie, il Sindaco di Pollica Angelo Vasallo e il poliziotto Roberto Mancini. Uno spettacolo cupo e lento, che non lascia speranza allo spettatore bensì lo responsabilizza a tenere gli occhi sempre aperti e non dimenticare quello che è successo. Per la realizzazione dello spettacolo Da grande voglio fare il mafioso, abbiamo lavorato in maniera profondamente diversa, studiando in maniera approfondita un testo che sicuramente a modificato in maniera incisiva il nostro approccio al teatro. Il testo a cui ci stiamo riferendo è “Morte accidentale di un anarchico” scritto nel 1970 da Dario Fo, commedia dedicata alla morte, appunto, accidentale dell’anarchico Giuseppe Pinelli, avvenuta in circostanze inizialmente non chiare. Attraverso lo studio del testo e della figura del clown, abbiamo creato uno spettacolo che con più modalità recitative, utilizzando la tecnica del metateatro porta in scena una storia vera, una storia italiana, meglio una storia della nostra provincia. Essendo quindi una storia molto vicina al nostro sentire abbiamo pensato sempre ad una messa in scena all’aperto, in uno dei parchi più frequentati della nostra città: il parco Sandro Pertini di Carpi. Scelta dettata da due motivi: è fondamentale riportare l’attenzione sul teatro e questo si può ottenere andando verso le persone, uscendo dai convenzionali spazi teatrali, creando un ponte di comunicazione non su un territorio teatrale bensì in un luogo comune, come una piazza, come un parco. Il secondo motivo che ci ha portati a debuttare in uno spazio così complesso è stata propria la difficoltà di riuscire a far mantenere l’attenzione sullo spettacolo della durata di 1 ora. In un parco ad Agosto, c’è luce, c’è gente che cammina, bambini che giocano, cani che abbiano. Manca il silenzio, elemento fondamentale a teatro. Ma attraverso una narrazione veloce e una recitazione energica e coinvolgente si sono fermate più di 300 persone ad assistere al nostro primo studio di Da grande voglio fare il mafioso. Lo spettacolo si sviluppa in bilico tra reale e surreale, su un filo ben teso e sicuro affiancato dalla conoscenza e dalla vocazione dell’associazione Libera contro le mafie, fondamentale nella stesura e nello sviluppo delle informazioni. Uno studio verticale di un caso specchio di una situazione italiana silenziosa ma letale, ironie antifrastiche che desiderano far sor

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