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La Zebra e Lo Scienziato

CAPS- Teatro"A"

regia Valeria Freiberg

anno 2019

attori Cristina Colonnetti Giacomo De Rose

scheda artistica
Una pièce poetica, emozionate, di spessore artistico che diviene spunto per una riflessione più ampia su una pagina cruciale della nostra storia nazionale, trattando in maniera approfondita anche tematiche più ampie: dal razzismo alla xenofobia ed evidenziando meccanismi sociali e culturali, che vi stanno alla base, rendendola un’occasione di più ampia consapevolezza. Si fa rivivere nel pubblico il ricordo di due persone straordinarie, realmente esistite, il Professor Gustavo Colonnetti (che diresse anche il Politecnico di Torino) e la moglie Laura. Ci si apre contemporaneamente alla Storia tramite la contrapposizione fra la “disumanità” dell'oblio e la comprensione emotiva dell'irripetibilità del singolo destino umano. Lo spettacolo narra così lo spirito che anima l'Italia alla fine degli anni '20 del Novecento, mentre si prepara al cambiamento. Suscita il più vivo interesse per gli aspetti culturali fra guerra e dopoguerra, mettendo in luce una viva e intensa emozione, sullo sfondo di una Torino novecentesca. Lo spettacolo La Zebra e Lo Scienziato è senz’altro un’esperienza multimediale che racchiude in sé la volontà di creare le premesse per una nuova percezione del teatro di prosa. L'idea principale è quella di far rivivere al pubblico il ricordo di due persone straordinarie, ma anche quello di "aprirsi" alla Storia . Sinossi. Laura e Gustavo Colonnetti, personaggi storici che hanno ispirato lo spettacolo, entrambi torinesi, hanno vissuto una vita intensa proiettata nel futuro da non lasciare spazio ai ricordi del passato o ai flash back autobiografici. Eppure, rileggendo oggi il materiale storico da loro lasciato, diventa evidente l'importanza e l'attualità del loro operato: la loro vita suscita il più vivo interesse per gli aspetti culturali fra guerra e dopoguerra mettendo in luce una viva emozione. L'archivio, tuttavia, non dice tutto e quindi, non rende interamente giustizia alle due figure complesse, moderne, ancora da scoprire con una vita privata ed emotiva da romanzo. Note di regia. Il peggior contenitore della memoria storica è la memoria umana. Il più bel contenitore della memoria storica è la celluloide. Abbiamo voluto trovare un mezzo per attivare un meccanismo della memoria condivisa e convissuta. Abbiamo voluto "alleggerire" la recitazione degli attori trasferendo l'accento del conflitto scenico sullo schermo. Abbiamo tolto l'apparenza "monumentale" dalle vite dei nostri personaggi per poter creare un dialogo diretto con il tempo che scorre. Abbiamo voluto parlare di loro in modo "antibiografico" senza creare una trama, ma raccogliendo degli ingredienti necessari per uno stato d'animo condivisibile al di fuori delle regole generazionali, storiche o sociali. Abbiamo voluto ascoltare, insieme al pubblico, la voce della memoria.

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