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Alice per adesso

Tedacà

regia Valentina Aicardi

anno 2019

attori Francesca Cassottana, Elio D’Alessandro, Costanza Frola

scheda artistica
Alice ha 13 anni e nessuna radice. E soprattutto non vive nel paese delle meraviglie. La sua storia è un invito al viaggio in cui ripercorre la sua strada da straniera in terra straniera, in quell’età in cui tutto brucia. A metà tra l’infanzia e l’età adulta, Alice vaga di città in città, sballottata dalle continue partenze di un padre con lavori stagionali; la si vede cercare un’identità fino a crescere e saper dire chi è. Sullo sfondo di un esilio politico, la sua piccola storia si intreccia con la Grande Storia e allo spettatore non resta che porsi domande sui grandi temi dell’integrazione e la ricerca di identità. Per questo forse Alice divora la vita intensamente ogni dettaglio brilla di una luce luminosa nella storia che ci racconta. Alice si sveglia nel mondo e non riesce ad attendere. Poco a poco, km per km, metro per metro, centimetro per centimetro, poi millimetro per millimetro, Alice racconta la perdita e la conquista di ogni nuova partenza cercando il suo posto nel mondo fino a diventare adulta. Adatto ai ragazzi dagli 11 anni. Un testo semplice ma importante, leggero e denso contemporaneamente e soprattutto dal forte impatto emotivo. Attraverso una scrittura essenziale, adatta ad un pubblico di giovani e adulti, questo testo inedito in Italia di Sylvain Levey riesce a toccare una tematica importante come quella della migrazione in maniera diretta e a volte poetica, con le apparenti contraddizioni di ciò che è piccolo fuori e grande dentro. Alice per adesso possiede la magica intensità di una nuova partenza e contiene anche la secchezza della perdita; con uno stile libero e ispirato che mescola monologo poesia dialogo e spettacolo, il monologo diventa un racconto polifonico dove si incrociano le parole dei genitori i pensieri della narratrice e le voci di altri 6 personaggi. Sulla scena i ricordi di Alice prendono le forme di numerosi personaggi e come in un vortice la trascineranno indietro nel tempo a rivivere la sua storia. La sua marcia perennemente in direzione contraria alla direzione del vento. Il suo ipotetico epitaffio sulla tomba di famiglia: “non abita più qui”. Il suo ridere a perdifiato quando si perde ogni cosa. Il suo diventare metà donna e metà lucertola. Il suo andare sempre dritto, fino all’ultima goccia di benzina. Alla ricerca di se stessa, per riuscire infine a mettere radici.

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