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da questo buio nascono i figli

giulietta mastroianni

regia giulietta mastroianni

anno 2019

attori Francesco Spaziani Barbara Manzato Eleonora Pace Alessio Genchi

scheda artistica
SINOSSI Un piano basso ed un piano rialzato, due piani separati della realtà. Una famiglia vive riunita attorno ad una tv alimentata dai sogni della figlia bambina che dorme e sogna al piano di sopra. Lei e il suo immaginario sono l’antenna grazie a cui vengono intercettate e prodotte le trasmissioni in onda sullo schermo. I due piani non si intersecano, ma sono l’uno (la figlia) al servizio dell’altro (madre, padre, figlio), non c’è reciprocità. I sogni e le ispirazioni alte della bambina, rivolte verso l’anima pura e di senso del mondo, riempiono la vita- schermo della famiglia, non in termini di contenuto nè in termini sostanziali, ma fornendo alla famiglia la possibilità di “esserci” e l’energia sufficiente per proseguire il piano basso della loro esistenza, fatto di ipocrisie, distrazioni, segreti, scontri e conoscenze acquisite. La famiglia vive senza coscienza e senza elaborazione interiore con un linguaggio colto e personale appreso in tanti anni di servizio pubblico televisivo. Ne conoscono e ne padroneggiano i meccanismi, gli inganni, le virtù. I reali rapporti tra i componenti della famiglia sono sottesi e filtrati dal mezzo televisivo, la fiction in cui la famiglia si vede senza riconoscersi nella terza scena ne rivela in parte qualche elemento. NOTE DI REGIA Il testo è un PREtesto di riflessione sul rapporto di vampirizzazione che abbiamo nei confronti della bellezza, in tutte le sue declinazioni liriche e di purezza (e dunque anche di feroce verità) grazie alla quale ci è concesso un immaginario settato sul nostro quotidiano. Una domanda sul cannibalismo dello spettatore passivo e predatore alle spalle di ideali onirici e sotto la luce del senso, in cui la poesia viene violata, resa inattiva e sottratta dalla sua provocazione più alta, eterna e persistente, e a cui viene assegnata una voce “muta”, non recepita, con cui conviviamo per luce riflessa, come in uno schermo, senza apprenderne i segreti e considerarla per ciò che trasmette. Nel contempo è anche un tentativo di considerazione sulla differenza tra la realtà e la finzione, tra “Il respiro e la distanza”, in un mondo che si moltiplica di occhi che guardano e sono guardati, in cui nessuno ha più il senso del confine, in assenza di coscienza, al netto di quello che possiamo concepire come consapevolezza di sé. La vacuità del piano basso, infarcita di nozionismo e pseudo cultura ha il sopravvento sull’ innocenza poetica che generosamente si concede e viene per questo strumentalizzata per bassi scopi.

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