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SAMIR

Compagnia Lumen. Progetti, arti, teatro.

regia Elisabetta Carosio

anno 2019

attori Gabriele Genovese, Davide Paciolla, Camilla Violante Scheller

scheda artistica
Jamal è un ragazzo che vive a Tunisi , ha un lavoro fisso alle Poste e non sogna di venire in Italia. Un giorno la notizia della morte di suo zio Samir lo chiama a Genova , dove deve recarsi per sistemare le questioni legate all’eredità. Zio Samir si era allontanato dalla famiglia quando Jamal era molto piccolo per motivi a lui sconosciuti e Jamal non ha un ricordo di lui: dovrà ricostruirlo a partire dalla casa appartenuta a Samir , che si trova in un quartiere elegante di Genova: Castelletto . Gli oggetti raccontano una storia , le case anche. Si apre un mondo di possibilità per Jamal: potrebbe essere bello fermarsi a vivere nella casa dello zio e assaporare l’Europa vista per anni solo in televisione? Il viaggio in Europa sarà per Jamal un viaggio dentro se stesso, attraverso il contatto con le cose appartenute allo zio e alla storia misteriosa di quest’uomo consanguineo eppure sconosciuto. In Italia Jamal conosce una varietà di aspetti del vivere in Europa che non conosceva e non si aspettava e che lo renderanno più adulto alla fine del suo viaggio. Cambiando angolazione rispetto al lavoro precedente, Falafel Express, Elisabetta Carosio regista e Roberto Scarpetti , drammaturgo , proseguono una felice collaborazione indagando il tema della migrazione e dell’essere stranieri. NOTE DI REGIA Dopo lo spettacolo Falafel Express in cui parlavamo di identità e nazionalità, prendendo come punto di vista quello delle seconde generazioni in Italia , con mio Zio Samir vogliamo dare uno sguardo che contraddica gli stereotipi sull’immigrazione. Una storia che metta in discussione prima di tutto il nostro punto di vista su noi stessi aprendo con ironia squarci sulle magnifiche possibilità che dà vivere in Europa, ma anche sulle contraddizioni e gli aspetti grotteschi della nostra burocrazia e della nostra visione dello straniero. Lo straniero, l’altro , lo sconosciuto, sono sempre la vera frontiera attraverso sui possiamo gettare uno sguardo sulla nostra personale evoluzione come individui e come società. Jamal fa questo nella storia che raccontiamo e così siamo chiamati a fare noi che la raccontiamo e che la ascoltiamo: entrare in contatto. Per ritrarre i mondi che Jamal attraversa giochiamo coi codici recitativi saltando dal drammatico, al grottesco passando per la narrazione per accompagnare il pubblico tra le sensazioni che il protagonista attraversa nei suoi incontri lungo il viaggio e nei suoi pensieri. C’è un grande artista del Novecento la cui arte è stata prepotentemente influenzata, cambiata da un viaggio che è lo specchio di quello di Jamal: dall’Europa alla Tunisia. Si tratta di Paul Klee . I colori che scenicamente abbiamo deciso di dare al mondo di questi personaggi si rifanno a sue opere considerando prevalentemente le tonalità degli acquerelli di Tunisi ma allargandosi ad altri periodi. Le musiche sono scelte tra quelle di artisti come Youssef Dhafer, tunisino, e Ibrahim Maalouf, franco-libanese, che operano una fusione tra

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