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100 VOLTE SI

Peppe Fonzo

regia Peppe Fonzo

anno 2019

attori Peppe Fonzo

scheda artistica
SINOSSI Michele Fierro è un bambino come tanti, vivace, curioso, innamorato.E' seduto sul banco di scuola in un giorno qualsiasi alle prese con il desiderio di giocare con il suo amico del cuore e la poca, pochissima voglia di affrontare il compito in classe che la maestra ha assegnato: "Sono un bambino felice?" I suoi occhi piombano nel baratro e in quei secondi interminabili passa tutto il suo vissuto e pare caderci dentro, ma poi si esalta: “Si! Io sono un bambino felice! Figlio di un padre felice e di una mamma felice che mi vollono taaaanto bene! Tutto intorno a me è felice .. tutto... tutto!". "Sono un bambino felice” è la frase più usata, e lo ripete quasi come un mantra il piccolo Michele, per farsi coraggio, per negare una realtà che lo corrode, nascondendosi in un'altra realtà, parallela, edulcorata, apparentemente perfetta fatta di vacanze, giochi e suepereoi. "Tra tutti i supereroi tengo He Man e tengo anche il suo nemico Skeletron che ci fa i dispetti, ma quello He Man è invincibile." E la verità arriva, come uno schiaffo, all'improvviso.Viene fuori il suo vissuto nero, abitato dal mostro che gli sta divorando la vita e che quotidianamente cerca di abbatterlo, "Proprio come Skeletron cerca di abbattere He Man" E da quel mostro cerca di scappare, almeno nella sua immaginazione, almeno in classe, almeno nel suo luogo neutro e sicuro del suo banco di scuola. Ma non tutto è perduto, non tutto. Un lavoro che arriva direttamente allo spettatore senza utilizzare filtri, senza edulcorare niente, raccontando così quel mondo sommerso e mai del tutto indagato o affrontato della violenza infantile. Lo spettacolo alterna momenti di leggerezza e ilarità, a momenti di buio nero, creando un corto circuito continuo dentro e fuori la tragedia, trascinando lo spettatore in quel nel mondo ingenuo crudelmente violato del nostro piccolo "uometto" NOTE DI REGIA E AUTORE L'allestimento è scarno ed essenziale: un banco e una sedia. Tutto è incentrato sul testo e sull'interpretazione dell'attore. Abbiamo scommesso sulle emozioni, sulle ambientazioni e sulle suggestioni, grazie anche ad una fine e accurata architettura sonora. Prima di scrivere il testo ho dovuto immergermi in una realtà scomoda, squallida, tra le testimonianze trovate sul web e la letteratura psicoanalitica dei casi. La cosa che mi ha colpito è la comunanza di elementi: il senso di vergogna e di espiazione che la vittima porta dentro se per tutta la vita, elementi che cerco di far emergere durante lo spettacolo. La difficoltà maggiore è stata la ricerca di una chiave di racconto senza risultare banale, ridondante o patetico. Ma, l'incontro con un uomo che mi ha raccontato la sua storia, scendendo anche nei dettagli, mi ha aperto una strada. Durante questa chiacchierata, sono rimasto particolarmente colpito dai suoi occhi limpidi che mi hanno trasmesso la sensazione di serenità verso un vissuto lontano e risolto. E allora ho capito,come Calvino c'insegna, che la leggerezza era l'arma vincente.

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