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Strike

Strike

regia Gianni Corsi

anno 2018

attori Gabriele Berti, Giovanni Nasta, Diego Tricarico

scheda artistica
Sinossi Una commedia divertente ambientata nel mesto cortile di un SERT, la struttura sanitaria dove, secondo la legge vigente, vengono accolte tutte le persone con problemi di dipendenze senza distinzioni. Dante, un goffo studente, deve rimanere tutta l’estate lì per terminare il suo tirocinio da psicologo e potersi finalmente laureare, mentre Pietro, anche lui studente ma molto più svogliato, deve rimanere tutta l’estate in quel magico posto perché, per una sciocchezza, deve sottoporsi a regolari controlli. Lo squallido e sempre vuoto cortile diventa il loro ritrovo abituale, tra un caffè ed una sigaretta nasce un’intesa che rende più leggere le giornate che altrimenti non sembrano passare mai. Un giorno incontrano Tiziano, molto diverso da loro, un ragazzo di strada che è lì per intraprendere un serio percorso di riabilitazione. Dopo i primi timorosi sguardi i tre imparano a conoscersi, e con il tempo il loro appuntamento diventa il più atteso della settimana. Tra una buffa confessione e un consiglio affettuoso, i tre arrivano ad affrontare rocambolesche avventure che li legano sempre di più, fino al momento in cui la loro diversità torna a metterli duramente alla prova, e porta lo spettatore in un viaggio ironico ed emozionante, alla scoperta di quel meraviglioso sentimento umano capace di rendere scintillante anche il più grigio dei cortili: l’amicizia. Note di regia Strike è una commedia scritta e interpretata da tre ragazzi di vent’anni in Italia nel 2019. Non è un caso che si tratti di tre personaggi in un luogo di recupero abbandonato. I discorsi di questa generazione spesso rimangono inascoltati, proprio nell’era della comunicazione ampliata, non certo per mancanza di canali comunicativi. La regia è messa a servizio di questa esigenza di incontro, proprio perché attraverso questo spettacolo teatrale il pubblico ha l’opportunità di comprendere questa generazione. I dialoghi tra loro sono differenti rispetto alle generazioni passate, non ci sono ideologie, non c’è politica, non c’è una particolare denuncia sull’etica. Ci sono l’attesa della “svolta”, la perpetua osservazione degli altri attraverso i social network, il rapporto con le dipendenze, e soprattutto ci sono i sentimenti umani, che non vengono considerati. Siamo passati dalla lotta allo sfruttamento alla lotta all’irrilevanza. Il paradosso della nostra epoca, dove tutti si possono esprimere, e nessuno si sente ascoltato. Una irrilevanza che si può riscontrare anche nelle parole delle canzoni di Cranio Randagio, artista dalla breve ma intensa carriera diventato un cult tra i ventenni di oggi, e nelle musiche di Muninn, arrangiamenti originali fatti con strumenti urbani e inusuali, che fanno da perfetta colonna sonora a questa storia.Tutto nasce dal Laboratorio di Arti Sceniche di Massimiliano Bruno, dove i tre autori e interpreti hanno portato alcune scene che ora fanno parte dello spettacolo.

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