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Come quando è primavera

Binario1310

regia Marco Fasciana

anno 2019

attori Giulia Canali Caterina Marino

scheda artistica
Come quando è primavera è la storia di una bambina, Mahnoush, che vive in un Paese dove a fare le regole sono i Signori della guerra. Secondo queste regole le donne non possono lavorare e nemmeno uscire di casa da sole. E' difficile giocare secondo queste regole, soprattutto se in famiglia un maschio non c'è, e lo si deve inventare. Ma come? Semplice, con un paio di pantaloni alla figlia più piccola. Nei suoi nuovi pantaloni, Mahnoush potrà finalmente andare in bicicletta e prendersi cura della sua famiglia. Stando sempre attenta, però, a non farsi scoprire. La storia prende spunto dal fenomeno afgano delle bacha posh, le “bambine vestite da ragazzo”. Abbiamo scelto questa realtà, per molti versi lontana da noi, per indagare il tema dell'identità. Ciò da cui siamo partiti è stata la consapevolezza di quanto il genere in cui ci identifichiamo influenzi le nostre vite. Mahnoush, infatti, è sempre la stessa persona, ma a seconda di come appare agli occhi della società deve seguire regole diverse. Cosa determina allora la nostra identità, una volta superate le imposizioni e oltrepassato gli stereotipi? Cosa ci rende davvero noi stessi? Lo spettacolo nasce da alcune considerazioni fortemente sentite sulla femminilità e viene da subito concepito per le nuove generazioni. Il progetto prende forma durante le varie tappe di selezione del Premio Scenario Infanzia 2018, dove è risultato finalista. In seguito ottiene il sostegno (tramite Residenza Artistica) del Teatro Due Mondi di Faenza e di EuropaTeatri di Parma, dove debutta nell'aprile 2019. Il testo è frutto di una drammaturgia collettiva a cura della compagnia ed è il risultato di un lungo percorso di scrittura scenica e di improvvisazione, unito a un lavoro di drammaturgia tradizionale. A fronte di una tematica così forte si è scelto, per la messa in scena, di avvalersi di un linguaggio semplice, privo di elementi scenografici che identificassero un luogo, inserendo alcuni richiami all’Afghanistan solamente nella parte testuale. La partitura fisica è legata al corpo delle attrici e al rapporto con lo spazio che identifica, ogni volta, luoghi e situazioni differenti. La scelta di avvalersi di una messa in scena dai colori tetri, per gran parte dello spettacolo, ha l’obiettivo di ricreare un mondo cupo, pericoloso, spezzato talvolta da quegli unici elementi di colore rappresentati dai palloncini, giocattolo simbolo dell’infanzia ma utilizzati in modi differenti e decontestualizzati dalla loro funzione convenzionale. Il nostro tentativo è quello di fondere l’immaginario astratto coi principi e le regole della società afgana, cercando di creare l’illusione di un mondo lontano, quasi irriconoscibile ma, al tempo stesso, ad un passo dall'Occidente.

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