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Gli Ultimi Giorni di Agatha Von Braun

Lo'Co Théâtre

regia Joaquin Nicolas Cozzetti, Francesca Lo Bue

anno 2019

attori Francesca Lo Bue, Joaquin Nicolas Cozzetti

scheda artistica
"Gli uomini sanno e si comportano come se non sapessero. Sanno e dimenticano." Il Re Muore, Eugène Ionesco Una casa avvolta dalla polvere porta i segni di una gloria antica. Una contessa senza età canta a una pianta appassita, mentre il suo maggiordomo muto spazza le foglie che cadono imperterrite dal soffitto. Due figure senza tempo in un luogo sospeso, dove l’eternità è un susseguirsi indistinguibile di giorni e di tazzine da tè. Questo delicato equilibrio va in pezzi quando la contessa Agatha Van Braun scopre che il suo calendario termina l’11 novembre. Così Agatha si ritrova ad affrontare l’inconcepibile: per lei non ci saranno più un 12 novembre, una primavera, un Natale, tantomeno un compleanno. Disperazione, follia, risate, ricordi, pianificazioni assurde, ogni trovata è buona pur di cambiare la sorte: surreale e autentico al tempo stesso, Gli Ultimi Giorni di Agatha Von Braun è la parabola tragicomica di una donna di fronte alla finitezza dei propri giorni. Il terrore della morte accomuna gli uomini di ogni tempo, cultura e società. In scena troviamo una donna che si protegge dalla natura assurda della propria fine. Piuttosto che accettarla ne rimuove il pensiero e si rinchiude nella propria illusione d’eternità. La morte appare come una possibilità distante che non la riguarda. Muoiono gli altri, non lei. Il carattere nobiliare di Agatha sottolinea l’arroganza umana di fronte alla morte, la presunzione infondata di avere a disposizione un numero infinito di giorni. Essi sono, per l’appunto, a nostra disposizione; l’esistenza e il tempo sono al nostro servizio: nient’altro che un semplice maggiordomo sul quale possiamo esercitare la nostra volontà. Tuttavia, in prossimità della morte, questa gerarchia si capovolge. In questo ribaltamento emerge con forza la natura ridicola, fragile e grottesca dell’essere umano. Crollata ogni illusione, persa ogni speranza di poter aggirare la propria fine, Agatha non può fare altro che accettarla. I giorni che, nel loro banale e quotidiano susseguirsi, apparivano dovuti, si rivelano ora concessi. L’esistenza resta muta di fronte alla nostra disperata richiesta di aiuto e, infine, si rivela nel suo ruolo di vero padrone.

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